Le ricostruzioni paleoambientali sono di importanza fondamentale per capire il mondo naturale che ci circonda e poterne prevedere i suoi comportamenti futuri. In Antartide questo è particolarmente importante dato che è uno dei pochi luoghi sulla terra ad avere connessioni con i maggiori bacini oceanici, implicando una interazione bidirezionale con le altre zone del globo. Capirne il passato è quindi necessario per capire quello che sta succedendo, e succederà, in questo luogo remoto. Nel ricostruire l’evoluzione ambientale, una grande quantità di metodi sono stati utilizzati sia per quel che riguarda il contesto oceanografico, tramite lo studio di carote di sedimento, sia per quel che riguarda il contesto continentale, tramite lo studio di carote di ghiaccio. In particolare, all’interno delle carote di sedimento marino l’approccio più utilizzato per capire queste dinamiche è quello multi-proxy, derivante dallo studio sincrono di dati geochimici, geologici e micropaleontologici. Quest’ultimi in particolare sono di estrema importanza dato che permettono sia di capire come è cambiamento l’ambiente sia come ha reagito la fauna. Di conseguenza, lo studio del cambiamento delle associazioni a microfossili ci permette di avere una visione di come un contesto biotico particolare risponde ai cambiamenti ambientali. Nonostante i dati micropaleontologici riescono a collimare questi due aspetti ambientali, la maggior parte degli studi che utilizzano i microfossili come traccianti ambientali si concentrano solo sui cambiamenti in specie o gruppi di specie facenti parte di gruppi ben conosciuti (per esempio, foraminiferi, diatomee). In questo progetto di dottorato mi sono concentrato nella ricostruzione paleoambientale dell’Edisto Inlet (Terra Vittoria, Mare di Ross) tramite lo studio di carote di sedimento marino. In particolare, tramite lo studio di resti di microfossili non convenzionali, come quelli delle ofiure e degli echinoidi, siamo riusciti a distinguere una fase climatica locale altrimenti nascosta: l’Ophiuroid Optimum” (2-1.5 ka BP). In aggiunta a questo, lo studio dei tratti ecologici dei foraminiferi bentonici e il loro dinamismo durante gli ultimi 3.6 Ka BP ha permesso il collegamento tra una transizione ambientale locale, da un tipo di regime stagionalità ad un'altra, avvenuta tra i 2.6-2.5 ka BP, con un cambiamento regionale nella circolazione oceanica indotto da un cambiamento atmosferico a scala continentale. In conclusione, questo lavoro vuole dimostrate che l’utilizzo di proxy non convenzionali coadiuvati a quelli tradizionali, insieme alla paleoecologia quantitativa, è di fondamentale importanza nel definire l’evoluzione ambientale Antartica in tutte le sue interconnessioni ambientali.

I microfossili bentonici in Antartide: potenzialità nascoste di un proxy

Giacomo Galli
2024

Abstract

Le ricostruzioni paleoambientali sono di importanza fondamentale per capire il mondo naturale che ci circonda e poterne prevedere i suoi comportamenti futuri. In Antartide questo è particolarmente importante dato che è uno dei pochi luoghi sulla terra ad avere connessioni con i maggiori bacini oceanici, implicando una interazione bidirezionale con le altre zone del globo. Capirne il passato è quindi necessario per capire quello che sta succedendo, e succederà, in questo luogo remoto. Nel ricostruire l’evoluzione ambientale, una grande quantità di metodi sono stati utilizzati sia per quel che riguarda il contesto oceanografico, tramite lo studio di carote di sedimento, sia per quel che riguarda il contesto continentale, tramite lo studio di carote di ghiaccio. In particolare, all’interno delle carote di sedimento marino l’approccio più utilizzato per capire queste dinamiche è quello multi-proxy, derivante dallo studio sincrono di dati geochimici, geologici e micropaleontologici. Quest’ultimi in particolare sono di estrema importanza dato che permettono sia di capire come è cambiamento l’ambiente sia come ha reagito la fauna. Di conseguenza, lo studio del cambiamento delle associazioni a microfossili ci permette di avere una visione di come un contesto biotico particolare risponde ai cambiamenti ambientali. Nonostante i dati micropaleontologici riescono a collimare questi due aspetti ambientali, la maggior parte degli studi che utilizzano i microfossili come traccianti ambientali si concentrano solo sui cambiamenti in specie o gruppi di specie facenti parte di gruppi ben conosciuti (per esempio, foraminiferi, diatomee). In questo progetto di dottorato mi sono concentrato nella ricostruzione paleoambientale dell’Edisto Inlet (Terra Vittoria, Mare di Ross) tramite lo studio di carote di sedimento marino. In particolare, tramite lo studio di resti di microfossili non convenzionali, come quelli delle ofiure e degli echinoidi, siamo riusciti a distinguere una fase climatica locale altrimenti nascosta: l’Ophiuroid Optimum” (2-1.5 ka BP). In aggiunta a questo, lo studio dei tratti ecologici dei foraminiferi bentonici e il loro dinamismo durante gli ultimi 3.6 Ka BP ha permesso il collegamento tra una transizione ambientale locale, da un tipo di regime stagionalità ad un'altra, avvenuta tra i 2.6-2.5 ka BP, con un cambiamento regionale nella circolazione oceanica indotto da un cambiamento atmosferico a scala continentale. In conclusione, questo lavoro vuole dimostrate che l’utilizzo di proxy non convenzionali coadiuvati a quelli tradizionali, insieme alla paleoecologia quantitativa, è di fondamentale importanza nel definire l’evoluzione ambientale Antartica in tutte le sue interconnessioni ambientali.
2024
Abstract Book APECS 6
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Utilizza questo identificativo per citare o creare un link a questo documento: https://hdl.handle.net/10278/5125809
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