Il contributo introduce il numero monografico di «Geotema» dedicato alle geografie post-antropocentriche di animali e piante, collocandolo nel quadro della svolta più-che-umana che, negli ultimi decenni, ha interessato la geografia e le scienze sociali. Tale prospettiva mette in discussione la centralità esclusiva dell’essere umano nell’interpretazione del mondo e invita a riconoscere il ruolo svolto da animali, piante, materia, forze ed elementi ambientali nella produzione di spazi, paesaggi e realtà socio-ecologiche. Il superamento delle opposizioni tipiche del pensiero moderno, in particolare della dicotomia tra natura e cultura, permette di concepire il pianeta come il risultato dinamico di relazioni, pratiche, temporalità e rapporti di potere che coinvolgono attori umani e non umani. Pur nella varietà degli orientamenti teorici, le geografie più-che-umane condividono l’attenzione per l’agentività della materia, per la dimensione relazionale dei processi e per il carattere molteplice e situato delle conoscenze. L’introduzione ricostruisce sinteticamente le principali radici teoriche di questo campo e presenta gli sviluppi delle geografie vegetali e animali, evidenziandone le specificità concettuali e metodologiche. Il fascicolo intende inoltre contribuire al decentramento dell’egemonia accademica angloamericana, valorizzando ricerche maturate nel contesto italiano. La geografia più-che-umana emerge così non come una semplice tendenza teorica, ma come una sfida intellettuale, politica e applicativa, orientata alla comprensione delle relazioni multispecie e alla costruzione di forme di coesistenza più giuste e sostenibili.
Non siamo mai stati (solo) umani: geografie post-antropocentriche di animali e piante. Una premessa
Annalisa Colombino
Writing – Original Draft Preparation
;Michele BandieraMembro del Collaboration Group
;Carlotta MolfeseMembro del Collaboration Group
;Chiara SpadaroMembro del Collaboration Group
2026
Abstract
Il contributo introduce il numero monografico di «Geotema» dedicato alle geografie post-antropocentriche di animali e piante, collocandolo nel quadro della svolta più-che-umana che, negli ultimi decenni, ha interessato la geografia e le scienze sociali. Tale prospettiva mette in discussione la centralità esclusiva dell’essere umano nell’interpretazione del mondo e invita a riconoscere il ruolo svolto da animali, piante, materia, forze ed elementi ambientali nella produzione di spazi, paesaggi e realtà socio-ecologiche. Il superamento delle opposizioni tipiche del pensiero moderno, in particolare della dicotomia tra natura e cultura, permette di concepire il pianeta come il risultato dinamico di relazioni, pratiche, temporalità e rapporti di potere che coinvolgono attori umani e non umani. Pur nella varietà degli orientamenti teorici, le geografie più-che-umane condividono l’attenzione per l’agentività della materia, per la dimensione relazionale dei processi e per il carattere molteplice e situato delle conoscenze. L’introduzione ricostruisce sinteticamente le principali radici teoriche di questo campo e presenta gli sviluppi delle geografie vegetali e animali, evidenziandone le specificità concettuali e metodologiche. Il fascicolo intende inoltre contribuire al decentramento dell’egemonia accademica angloamericana, valorizzando ricerche maturate nel contesto italiano. La geografia più-che-umana emerge così non come una semplice tendenza teorica, ma come una sfida intellettuale, politica e applicativa, orientata alla comprensione delle relazioni multispecie e alla costruzione di forme di coesistenza più giuste e sostenibili.| File | Dimensione | Formato | |
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