Questo contributo, eleggendo a casi di studio privilegiati Alessandro Piccolomini (1508- 1578) e Speroni Speroni (1500-1588), propone un attraversamento dei principali generi espositivi della filosofia in volgare del Cinquecento, soffermandosi su tre snodi principali: le analogie e le differenze fra dialogo comico e dialogo filosofico; il rapporto fra dialogo e trattato monologico; la relazione fra dialogo e traduzione. Nella sua lunga carriera intellettuale Sperone Speroni si fece promotore di un programma di volgarizzamento del pensiero filosofico e scientifico degli antichi, nel quale tuttavia non si impegnò concretamente, mentre affidò la parte più significativa della sua vastissima produzione alla forma dialogica. D’altra parte Alessandro Piccolomini incarnò per molti versi quel volgarizzatore ideale auspicato dal Peretto (alias Pietro Pomponazzi) del Delle lingue speroniano: a partire dal 1542 egli si dedicò a un’intensa attività di espositore del corpus aristotelico, misurandosi con un’ampia gamma di approcci esegetici: dalla parafrasi al compendio al commento. Significativamente, questo suo percor- so esordisce rifiutando programmaticamente la traduzione e insieme rigettando il modello dialogico speroniano (come testimonia l’Institutione), e culmina riabilitando la via dialogica alla filosofia e so- prattutto affermando l’importanza della traduzione, cui dedica un impegno pratico e insieme teorico. È questo nesso che, da ultimo, la presente indagine cerca di illuminare.

"In persona propria". Dinamiche enunciative e situazioni testuali della letteratura filosofica in volgare (Sperone Speroni e Alessandro Piccolomini)

Alessio Cotugno
2020

Abstract

Questo contributo, eleggendo a casi di studio privilegiati Alessandro Piccolomini (1508- 1578) e Speroni Speroni (1500-1588), propone un attraversamento dei principali generi espositivi della filosofia in volgare del Cinquecento, soffermandosi su tre snodi principali: le analogie e le differenze fra dialogo comico e dialogo filosofico; il rapporto fra dialogo e trattato monologico; la relazione fra dialogo e traduzione. Nella sua lunga carriera intellettuale Sperone Speroni si fece promotore di un programma di volgarizzamento del pensiero filosofico e scientifico degli antichi, nel quale tuttavia non si impegnò concretamente, mentre affidò la parte più significativa della sua vastissima produzione alla forma dialogica. D’altra parte Alessandro Piccolomini incarnò per molti versi quel volgarizzatore ideale auspicato dal Peretto (alias Pietro Pomponazzi) del Delle lingue speroniano: a partire dal 1542 egli si dedicò a un’intensa attività di espositore del corpus aristotelico, misurandosi con un’ampia gamma di approcci esegetici: dalla parafrasi al compendio al commento. Significativamente, questo suo percor- so esordisce rifiutando programmaticamente la traduzione e insieme rigettando il modello dialogico speroniano (come testimonia l’Institutione), e culmina riabilitando la via dialogica alla filosofia e so- prattutto affermando l’importanza della traduzione, cui dedica un impegno pratico e insieme teorico. È questo nesso che, da ultimo, la presente indagine cerca di illuminare.
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