Lo studio indaga le principali componenti di natura chimica, l'acidità e le principali sorgenti di PM2.5 in 6 città del Veneto. La speciazione chimica (carbonio organico ed elementare, 9 ioni, 18 elementi e 8 IPA) è stata analizzata in campioni di PM2.5 raccolti contemporaneamente in 6 siti urbani (Aprile 2012-Febbraio 2013): Belluno (BL), Conegliano (TV), Vicenza (VI), Mestre (VE), Padova (PD) e Rovigo (RO). Le componenti principali del PM2.5 sono state ricostruite utilizzando una “hybrid-multiple site-mass closure” che tiene conto della miscela di sali termodinamicamente favorita (comprese specie di aerosol secondario inorganico) stimata dal modello ISORROPIA-II. In media, la materia organica rappresenta la maggior parte della massa del PM2.5 (34%), seguita da materiale crostale (16%), solfati (solfato di ammonio, bisolfato di ammonio e Na-, Mg-, K-, Ca- solfati, 14%), nitrati (nitrato di ammonio e Na-, Mg-, K-, Ca- nitrati, 13%), carbonio elementare (5%), metalli, NaCl e altri sali (1%). Il 10% della massa residua è attribuita al contenuto di acqua calcolata dal modello termodinamico e ad altro materiale non spiegato dal modello (7%). L’aerosol è acido con un pH compreso tra 1,5 e 4,5 e mostra valori inferiori in estate. Sono state identificate e quantificate 6 sorgenti di emissione principali utilizzando un modello a recettore “multiple-site PMF” sui 5 siti della Pianura Padana (escluso BL). In media, il solfato secondario rappresenta il 34% della concentrazione di PM2.5, seguito da nitrato secondario (30%), combustione di biomassa (17%), traffico (11%), polvere risospesa (5%) e industrie (3%). Alla combustione di biomassa è possibile attribuire circa il 90% della produzione degli IPA totali. Una regressione lineare stepwise tra pH e sorgenti ha mostrato che l'acidità dell'aerosol è influenzata da solfato secondario, sorgente industriale (diminuzione del pH), nitrato secondario e combustione di biomassa (aumento del pH). Il modello “multiple-site concentration-weighted trajectory” è stato quindi utilizzato per rilevare le potenziali aree di origine delle due sorgenti secondarie, la combustione di biomassa, le emissioni industriali e l'acidità stimata. L'Europa centrale e orientale sono risultate le aree di origine principale per le sorgenti secondarie. Non sono state trovate aree di origine particolari per il pH. Questo studio fornisce informazioni chiave sulla qualità dell'aria in tutta l'Italia settentrionale, evidenziando le future esigenze di ricerca e i possibili sviluppi della rete di monitoraggio regionale.

Source apportionment in Veneto

MASIOL M
2019

Abstract

Lo studio indaga le principali componenti di natura chimica, l'acidità e le principali sorgenti di PM2.5 in 6 città del Veneto. La speciazione chimica (carbonio organico ed elementare, 9 ioni, 18 elementi e 8 IPA) è stata analizzata in campioni di PM2.5 raccolti contemporaneamente in 6 siti urbani (Aprile 2012-Febbraio 2013): Belluno (BL), Conegliano (TV), Vicenza (VI), Mestre (VE), Padova (PD) e Rovigo (RO). Le componenti principali del PM2.5 sono state ricostruite utilizzando una “hybrid-multiple site-mass closure” che tiene conto della miscela di sali termodinamicamente favorita (comprese specie di aerosol secondario inorganico) stimata dal modello ISORROPIA-II. In media, la materia organica rappresenta la maggior parte della massa del PM2.5 (34%), seguita da materiale crostale (16%), solfati (solfato di ammonio, bisolfato di ammonio e Na-, Mg-, K-, Ca- solfati, 14%), nitrati (nitrato di ammonio e Na-, Mg-, K-, Ca- nitrati, 13%), carbonio elementare (5%), metalli, NaCl e altri sali (1%). Il 10% della massa residua è attribuita al contenuto di acqua calcolata dal modello termodinamico e ad altro materiale non spiegato dal modello (7%). L’aerosol è acido con un pH compreso tra 1,5 e 4,5 e mostra valori inferiori in estate. Sono state identificate e quantificate 6 sorgenti di emissione principali utilizzando un modello a recettore “multiple-site PMF” sui 5 siti della Pianura Padana (escluso BL). In media, il solfato secondario rappresenta il 34% della concentrazione di PM2.5, seguito da nitrato secondario (30%), combustione di biomassa (17%), traffico (11%), polvere risospesa (5%) e industrie (3%). Alla combustione di biomassa è possibile attribuire circa il 90% della produzione degli IPA totali. Una regressione lineare stepwise tra pH e sorgenti ha mostrato che l'acidità dell'aerosol è influenzata da solfato secondario, sorgente industriale (diminuzione del pH), nitrato secondario e combustione di biomassa (aumento del pH). Il modello “multiple-site concentration-weighted trajectory” è stato quindi utilizzato per rilevare le potenziali aree di origine delle due sorgenti secondarie, la combustione di biomassa, le emissioni industriali e l'acidità stimata. L'Europa centrale e orientale sono risultate le aree di origine principale per le sorgenti secondarie. Non sono state trovate aree di origine particolari per il pH. Questo studio fornisce informazioni chiave sulla qualità dell'aria in tutta l'Italia settentrionale, evidenziando le future esigenze di ricerca e i possibili sviluppi della rete di monitoraggio regionale.
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Utilizza questo identificativo per citare o creare un link a questo documento: http://hdl.handle.net/10278/3724945
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