In Airola (between Caserta and Benevento), under the walls of the eighteenth-century convent of Monte Oliveto, lies the monastic church of St. Gabriel, whose foundation is attributed by sources to the years 960-970. Among the paintings recently discovered inside, particularly interesting is the Transfiguration in the right apse. A part from the liturgical implications due to the choice of location, the Airola’s version is distinguished by a figurative detail of strong symbolic significance: between the apostles who attend the Vision there are evident remains of three tents, reference to the proposal of Peter that in the Gospels remains unheeded (Mt 17.1-8; Mk 9, 2-8; Lk 9, 28-36). This article examines the exceptional nature of the choice of this subject, highly questionable on the theological-doctrinaire. More generally this essay offered a formal and iconographic analysis of the paintings of St. Gabriel, which takes into account the Byzantine origin of the Transfiguration and other subjects depicted (like “San Teodoro slaying the dragon” and “St. Nicholas and Stratelatis”) and of the stylistic language belonging to the local painting tradition of the X-XI centuries.

Ad Airola (tra Caserta e Benevento), sotto le mura del convento settecentesco di Monteoliveto, si nasconde la chiesa monastica di San Gabriele, la cui fondazione viene attribuita dalle fonti agli anni 960-970. Fra le pitture recentemente scoperte al suo interno, particolare interesse suscita la Trasfigurazione nell’abside destra. Al di là delle implicazioni liturgiche dovute alla scelta dell’ubicazione, la versione di Airola si distingue per un dettaglio figurativo di forte valenza simbolica: fra gli apostoli che assistono alla visione si scorgono i resti evidenti di tre tende, riferimento alla proposta di Pietro che nei vangeli rimane inascoltata (Mt 17,1-8; Mc 9, 2-8; Lc 9, 28-36). Il presente contributo si interroga sull’eccezionalità della scelta di questo soggetto, assai discutibile sul piano teologico-dottrinario. Più in generale, viene offerta una lettura iconografica e formale delle pitture di san Gabriele, che tiene conto dell’origine bizantina della Trasfigurazione e di altri soggetti raffigurati (come “San Teodoro e il drago” e “San Nicola e gli Stratelatis”) e dell’appartenenza del linguaggio stilistico alla pittorica locale di X-XI secolo

Un unicum fra Oriente e Occidente. L'immagine della Trasfigurazione in San Gabriele ad Airola, Benevento

PIAZZA S
2015-01-01

Abstract

Ad Airola (tra Caserta e Benevento), sotto le mura del convento settecentesco di Monteoliveto, si nasconde la chiesa monastica di San Gabriele, la cui fondazione viene attribuita dalle fonti agli anni 960-970. Fra le pitture recentemente scoperte al suo interno, particolare interesse suscita la Trasfigurazione nell’abside destra. Al di là delle implicazioni liturgiche dovute alla scelta dell’ubicazione, la versione di Airola si distingue per un dettaglio figurativo di forte valenza simbolica: fra gli apostoli che assistono alla visione si scorgono i resti evidenti di tre tende, riferimento alla proposta di Pietro che nei vangeli rimane inascoltata (Mt 17,1-8; Mc 9, 2-8; Lc 9, 28-36). Il presente contributo si interroga sull’eccezionalità della scelta di questo soggetto, assai discutibile sul piano teologico-dottrinario. Più in generale, viene offerta una lettura iconografica e formale delle pitture di san Gabriele, che tiene conto dell’origine bizantina della Trasfigurazione e di altri soggetti raffigurati (come “San Teodoro e il drago” e “San Nicola e gli Stratelatis”) e dell’appartenenza del linguaggio stilistico alla pittorica locale di X-XI secolo
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Utilizza questo identificativo per citare o creare un link a questo documento: https://hdl.handle.net/10278/3703339
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