Con il presente contributo si è voluto rivolgere l’attenzione alla tradizione ritrattistica di Ambrogio nel corso del Medio Evo, attraverso l’esame di un nutrito numero di immagini ambrosiane appartenenti ad opere eseguite nel corso dell’intero arco medievale, in gran parte ubicate all’interno dell’omonima basilica milanese. L’indagine ha preso l’avvio da un’attenta lettura dell’immagine musiva del sacello di San Vittore in Ciel d’oro, annesso al complesso basilicale. Il mosaico in questione conserva la versione più antica del ritratto di Ambrogio, riferibile al V secolo. Pervaso da un acceso realismo, tipico dei ritratti romani tardo antichi, il volto del sacello di San Vittore è contraddistinto da elementi fisiognomici che verranno spesso ripresi nelle effigi ambrosiane dei secoli a venire, anche al di fuori dell’area lombarda, segno della fortuna di un tipo di volto dai caratteri iconici, religiosamente fedele al suo prototipo. Ambrogio è qui raffigurato come un uomo dalle sembianze giovanili, capelli bruni, con una pronunciata stempiatura ai lati della fronte, corta barba, canna nasale allungata, un sopracciglio più alto dell’altro, tratti distintivi che concorrono all’elaborazione di un ritratto credibile, unico, originale. La stessa tipologia viene ripresa con sorprendente fedeltà in un’opera d’età romanica, il medaglione in stucco policromo, un tempo ubicato all’interno della basilica e di recente esposto al Museo Diocesano. Sappiamo da un testimone d’eccezione, Francesco Petrarca (lettera a Francesco de’ SS. Apostoli del 23 agosto 1353), che nel Trecento questo medaglione era ritenuto il vero ritratto di Ambrogio, come ricorda la testimonianza di un’iscrizione marmorea, oggi perduta, apposta alla base dell’opera nel Quattrocento. Accanto a questo modello iconografico, altre versioni fioriranno in epoca altomedievale e nel corso del XV secolo: sull’altare d’oro di Vuolvinio (IX secolo), come pure nel Salterio di Arnolfo (inizi XI secolo), Ambrogio è un giovane imberbe dai capelli biondi. Dal Quattrocento in poi apparirà come un vescovo anziano e severo, munito di staffile, con folta barba e capelli canuti. Nonostante il fiorire di alcune varianti, all’interno della basilica milanese, la memoria del vero volto di Ambrogio, conservata nel mosaico del sacello e riaffermata nel tondo in stucco policromo, rimarrà viva fino all’epoca della Controriforma e oltre, come attestano le descrizioni fornite dall’entourage di Carlo Borromeo e quelle degli eruditi dei secoli XVII e XVIII.

The object of the present contribution is the tradition of portraiture of Ambrose during the Middle Ages and beyond, until the time of the cardinal Carlo Borromeo, through the examination of relevant figurative evidence. Such a research has highlighted the persistence of the early Christian prototype of a middle-aged man with brown beard and mustache (mosaic of the chapel of San Vittore in Ciel d'Oro in Milan, V cent.), both inthe basilica of St. Ambrose in Milan (stucco ciborium, X cent.; polychrome medallion, XII-XIII cent.) and elsewhere (Egino codex, VIII cent.; apse of a church of Occiano, near Salerno, IX cent.). In the Carolingian age, beside the persistent model of Late Antiquity, two other physiognomic types appear: a young and beardless man (golden altar of Vuolvinius, IX cent.; Psalter of the Archbishop Arnulf II, X-XI cent.; Gospels of Archbishop Aribert II, treasure of the Cathedral, XI cent.) and an old one with grey beard and hair (apse mosaic of St. Ambrose, IX cent.), this variant is widespread in the Byzantine area (Menology of Basil II, X cent.; Cappella Palatina in Palermo and cathedral of Monreale, XII cent.) and it becomes prevalent in the West since the fifteenth century.

Oggetto del presente contributo è la tradizione ritrattistica di Ambrogio nel corso dell’intero arco del Medio Evo e oltre, fino al tempo del cardinale Carlo Borromeo, attraverso l’esame di un nutrito numero di testimonianze figurative. L’indagine ha consentito di evidenziare il fenomeno del perdurare del prototipo paleocristiano, un uomo con barba e baffi scuri (mosaico del Sacello di San Vittore, V secolo), sia all’interno della basilica milanese di Sant’Ambrogio (ciborio in stucco, X secolo; medaglione policromo, XII-XIII secolo) che altrove (“Codice di Egino”, VIII secolo; abside della chiesa di Occiano, presso Salerno, IX secolo). A partire dall’età carolingia, parallelamente al modello tardo-antico, si assiste al fiorire di due altri tipi fisiognomici: giovane e imberbe (altare d’oro di Vuolvinio, IX secolo; Salterio dell’arcivescovo Arnolfo II, X-XI secolo; evangeliario dell’arcivescovo Ariberto II, tesoro del Duomo, XI secolo) o anziano, con barba e capelli grigi (mosaico dell’abside di Sant’Ambrogio, IX secolo), variante corrispondente alla versione diffusa in ambito bizantino (Menologio di Basilio II, X secolo; Cappella Palatina di Palermo e di Monreale, XII secolo), prevalente in Occidente a partire dal XV secolo.

Il volto di Ambrogio: la fortuna del modello paleocristiano e alcune varianti altomedievali

PIAZZA S
2015

Abstract

Con il presente contributo si è voluto rivolgere l’attenzione alla tradizione ritrattistica di Ambrogio nel corso del Medio Evo, attraverso l’esame di un nutrito numero di immagini ambrosiane appartenenti ad opere eseguite nel corso dell’intero arco medievale, in gran parte ubicate all’interno dell’omonima basilica milanese. L’indagine ha preso l’avvio da un’attenta lettura dell’immagine musiva del sacello di San Vittore in Ciel d’oro, annesso al complesso basilicale. Il mosaico in questione conserva la versione più antica del ritratto di Ambrogio, riferibile al V secolo. Pervaso da un acceso realismo, tipico dei ritratti romani tardo antichi, il volto del sacello di San Vittore è contraddistinto da elementi fisiognomici che verranno spesso ripresi nelle effigi ambrosiane dei secoli a venire, anche al di fuori dell’area lombarda, segno della fortuna di un tipo di volto dai caratteri iconici, religiosamente fedele al suo prototipo. Ambrogio è qui raffigurato come un uomo dalle sembianze giovanili, capelli bruni, con una pronunciata stempiatura ai lati della fronte, corta barba, canna nasale allungata, un sopracciglio più alto dell’altro, tratti distintivi che concorrono all’elaborazione di un ritratto credibile, unico, originale. La stessa tipologia viene ripresa con sorprendente fedeltà in un’opera d’età romanica, il medaglione in stucco policromo, un tempo ubicato all’interno della basilica e di recente esposto al Museo Diocesano. Sappiamo da un testimone d’eccezione, Francesco Petrarca (lettera a Francesco de’ SS. Apostoli del 23 agosto 1353), che nel Trecento questo medaglione era ritenuto il vero ritratto di Ambrogio, come ricorda la testimonianza di un’iscrizione marmorea, oggi perduta, apposta alla base dell’opera nel Quattrocento. Accanto a questo modello iconografico, altre versioni fioriranno in epoca altomedievale e nel corso del XV secolo: sull’altare d’oro di Vuolvinio (IX secolo), come pure nel Salterio di Arnolfo (inizi XI secolo), Ambrogio è un giovane imberbe dai capelli biondi. Dal Quattrocento in poi apparirà come un vescovo anziano e severo, munito di staffile, con folta barba e capelli canuti. Nonostante il fiorire di alcune varianti, all’interno della basilica milanese, la memoria del vero volto di Ambrogio, conservata nel mosaico del sacello e riaffermata nel tondo in stucco policromo, rimarrà viva fino all’epoca della Controriforma e oltre, come attestano le descrizioni fornite dall’entourage di Carlo Borromeo e quelle degli eruditi dei secoli XVII e XVIII.
La mémoire d'Ambroise de Milan. Usages politiques et sociaux d'une autorité patristique en Italie (Ve-XVIIIe siècle). Actes des journées d’étude, Rome, 23 septembre 2011, Milan, 14-16 juin 2012
File in questo prodotto:
File Dimensione Formato  
S. PIAZZA. Il volto di Ambrogio 2015.pdf

embargo fino al 04/03/2030

Tipologia: Documento in Post-print
Licenza: Accesso libero (no vincoli)
Dimensione 3.86 MB
Formato Adobe PDF
3.86 MB Adobe PDF   Visualizza/Apri

I documenti in ARCA sono protetti da copyright e tutti i diritti sono riservati, salvo diversa indicazione.

Utilizza questo identificativo per citare o creare un link a questo documento: http://hdl.handle.net/10278/3703333
Citazioni
  • ???jsp.display-item.citation.pmc??? ND
  • Scopus ND
  • ???jsp.display-item.citation.isi??? ND
social impact