Il presente lavoro critico si propone di riflettere sullo scrittore emiliano Gianni Celati e in particolare sui “racconti d’osservazione” di Verso la foce, domandandosi a partire dalle suggestioni di Deleuze e Guattari sullo spazio nomade, come si può riconsiderare il tempo e lo spazio in relazione a quel profondo senso magico del quotidiano degli uomini e delle cose. A partire così dallo sconfinamento dello scrittore negli spazi aperti del paesaggio emiliano, si metterà in luce una nuova prospettiva etica del narrare. Gianni Celati sembra mostrarci un modello alternativo, persino sovversivo al tempo contemporaneo, di impegno esperienziale con la realtà circostante che ci nutre e sostiene. Il percorso delineato verrà a costituire una sorta di topografia ai confini del mondo moderno-tecnologico, articolando una nuova possibile poetica dello spazio attraverso un’antica poetica del cammino.
Abitare lo “spazio nomade”: il viaggio lungo il Po di Gianni Celati
Nicolò Marangoni
2025
Abstract
Il presente lavoro critico si propone di riflettere sullo scrittore emiliano Gianni Celati e in particolare sui “racconti d’osservazione” di Verso la foce, domandandosi a partire dalle suggestioni di Deleuze e Guattari sullo spazio nomade, come si può riconsiderare il tempo e lo spazio in relazione a quel profondo senso magico del quotidiano degli uomini e delle cose. A partire così dallo sconfinamento dello scrittore negli spazi aperti del paesaggio emiliano, si metterà in luce una nuova prospettiva etica del narrare. Gianni Celati sembra mostrarci un modello alternativo, persino sovversivo al tempo contemporaneo, di impegno esperienziale con la realtà circostante che ci nutre e sostiene. Il percorso delineato verrà a costituire una sorta di topografia ai confini del mondo moderno-tecnologico, articolando una nuova possibile poetica dello spazio attraverso un’antica poetica del cammino.| File | Dimensione | Formato | |
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