Allo scoppio della Seconda guerra mondiale, Fausta Cialente si trova ad Alessandria d’Egitto. La sua esperienza del conflitto sarà segnata non tanto da una distanza assoluta dagli eventi bellici, quanto da quelli strettamente accaduti nella penisola italiana. Infatti, rimasta in Egitto, Cialente decide di fare la sua parte nella Resistenza attiva contribuendo alle trasmissioni radiofoniche di Radio Cairo, in uno stretto rapporto di collaborazione con le autorità britanniche. Parallelamente a questa esperienza nasce il Diario di guerra – ancora inedito nella sua interezza e conservato presso il Centro manoscritti dell’Università di Pavia – in cui l’autrice annota la sua attività quotidiana a partire dal febbraio 1941. A questo lavoro di memorialistica Cialente associa un’attività più strettamente letteraria, tra finzione romanzesca e autobiografia, in cui si ritrova traccia della memoria della guerra. L'articolo indaga le modalità con cui Cialente documenta e rielabora la propria esperienza del Secondo conflitto mondiale in testi appartenenti a differenti generi letterari, considerando le ragioni formali e narratologiche, strettamente connesse sia al modo in cui le vicende personali vengono ricordate, sia al problema di come ricostruire e affrontare la propria memoria. In particolare, si prendono in esame, oltre al già citato Diario di guerra, i romanzi Ballata levantina (1961), Un inverno freddissimo (1966), Il vento sulla sabbia (1972) e Le quattro ragazze Wieselberger (1976).
La Seconda guerra mondiale tra cronaca e narrativa: il caso di Fausta Cialente
Maira Martini
2025
Abstract
Allo scoppio della Seconda guerra mondiale, Fausta Cialente si trova ad Alessandria d’Egitto. La sua esperienza del conflitto sarà segnata non tanto da una distanza assoluta dagli eventi bellici, quanto da quelli strettamente accaduti nella penisola italiana. Infatti, rimasta in Egitto, Cialente decide di fare la sua parte nella Resistenza attiva contribuendo alle trasmissioni radiofoniche di Radio Cairo, in uno stretto rapporto di collaborazione con le autorità britanniche. Parallelamente a questa esperienza nasce il Diario di guerra – ancora inedito nella sua interezza e conservato presso il Centro manoscritti dell’Università di Pavia – in cui l’autrice annota la sua attività quotidiana a partire dal febbraio 1941. A questo lavoro di memorialistica Cialente associa un’attività più strettamente letteraria, tra finzione romanzesca e autobiografia, in cui si ritrova traccia della memoria della guerra. L'articolo indaga le modalità con cui Cialente documenta e rielabora la propria esperienza del Secondo conflitto mondiale in testi appartenenti a differenti generi letterari, considerando le ragioni formali e narratologiche, strettamente connesse sia al modo in cui le vicende personali vengono ricordate, sia al problema di come ricostruire e affrontare la propria memoria. In particolare, si prendono in esame, oltre al già citato Diario di guerra, i romanzi Ballata levantina (1961), Un inverno freddissimo (1966), Il vento sulla sabbia (1972) e Le quattro ragazze Wieselberger (1976).| File | Dimensione | Formato | |
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