Le società che invecchiano hanno un bisogno costante di cura, ma questo setto- re rimane invisibile e spesso irregolare. Nel caso dell’Italia, uno dei Paesi europei con il processo di invecchiamento più avanzato, le famiglie si affidano già da diversi decen- ni all’assistenza familiare. In questa forza lavoro nascosta, le donne italiane costituisco- no una parte significativa; tuttavia, nel corso degli anni, il ruolo delle migranti nel setto- re è cresciuto, con donne da Paesi post-socialisti che rappresentano una delle principa- li provenienze. Fra di esse, le donne polacche erano molto numerose fra coloro che, già negli anni Novanta, arrivarono in Italia per lavorare in questo settore, seguite poi da donne ucraine, romene e moldave. A Napoli, città sulla quale si sono concentrate le nostre ricerche, la lo- ro presenza nel settore era talmente significativa che espressioni quali “avere una polac- ca” o “fare la polacca” significavano rispettivamente assumere o lavorare come collabo- ratrice domestica, veicolando un’associazione essenzializzante fra provenienza naziona- le e un certo tipo di mansioni lavorative. Ciò era inserito in più vasto processo di costruzione, nell’immaginario italiano, del- la rappresentazione razzializzata e genderizzata come “donne del’Est”, ma ha anche dato vita a interessanti dinamiche basate su reti sociali transnazionali, che approfondiremo nel capitolo. In questo capitolo discuteremo l’esperienza delle donne polacche nel settore del lavoro domestico e dell’assistenza familiare in Italia, attingendo alle conoscenze acqui- site da due progetti di ricerca condotti a distanza di vent’anni l’uno dall’altro, nel 2004 e nel 2024, entrambi nella stessa città italiana, Napoli. Questo ci offre una posizione unica per riflettere sulla persistenza di alcuni processi sociali quali l’esclusione, la precarietà e la vulnerabilità di un gruppo di lavoratrici, per valutare l’impatto dell’adesione della Po- lonia all’UE nel 2004 e, infine, per identificare nuovi fenomeni che non erano ancora vi- sibili all’inizio degli anni Duemila ma che hanno acquisito importanza con l’invecchia- mento delle stesse lavoratrici migranti nel settore dell’assistenza.
Le mie mani sono la mia storia. Vent'anni di vita delle lavoratrici domestiche polacche nella città di Napoli
Sabrina MARCHETTIWriting – Original Draft Preparation
;Iuliia LashchukWriting – Original Draft Preparation
;Anna Rosinska
Writing – Original Draft Preparation
2025
Abstract
Le società che invecchiano hanno un bisogno costante di cura, ma questo setto- re rimane invisibile e spesso irregolare. Nel caso dell’Italia, uno dei Paesi europei con il processo di invecchiamento più avanzato, le famiglie si affidano già da diversi decen- ni all’assistenza familiare. In questa forza lavoro nascosta, le donne italiane costituisco- no una parte significativa; tuttavia, nel corso degli anni, il ruolo delle migranti nel setto- re è cresciuto, con donne da Paesi post-socialisti che rappresentano una delle principa- li provenienze. Fra di esse, le donne polacche erano molto numerose fra coloro che, già negli anni Novanta, arrivarono in Italia per lavorare in questo settore, seguite poi da donne ucraine, romene e moldave. A Napoli, città sulla quale si sono concentrate le nostre ricerche, la lo- ro presenza nel settore era talmente significativa che espressioni quali “avere una polac- ca” o “fare la polacca” significavano rispettivamente assumere o lavorare come collabo- ratrice domestica, veicolando un’associazione essenzializzante fra provenienza naziona- le e un certo tipo di mansioni lavorative. Ciò era inserito in più vasto processo di costruzione, nell’immaginario italiano, del- la rappresentazione razzializzata e genderizzata come “donne del’Est”, ma ha anche dato vita a interessanti dinamiche basate su reti sociali transnazionali, che approfondiremo nel capitolo. In questo capitolo discuteremo l’esperienza delle donne polacche nel settore del lavoro domestico e dell’assistenza familiare in Italia, attingendo alle conoscenze acqui- site da due progetti di ricerca condotti a distanza di vent’anni l’uno dall’altro, nel 2004 e nel 2024, entrambi nella stessa città italiana, Napoli. Questo ci offre una posizione unica per riflettere sulla persistenza di alcuni processi sociali quali l’esclusione, la precarietà e la vulnerabilità di un gruppo di lavoratrici, per valutare l’impatto dell’adesione della Po- lonia all’UE nel 2004 e, infine, per identificare nuovi fenomeni che non erano ancora vi- sibili all’inizio degli anni Duemila ma che hanno acquisito importanza con l’invecchia- mento delle stesse lavoratrici migranti nel settore dell’assistenza.| File | Dimensione | Formato | |
|---|---|---|---|
|
Rosinska_Lashchuk_Marchetti_“Le mie mani sono la mia storia”.pdf
accesso aperto
Tipologia:
Versione dell'editore
Licenza:
Creative commons
Dimensione
700.9 kB
Formato
Adobe PDF
|
700.9 kB | Adobe PDF | Visualizza/Apri |
I documenti in ARCA sono protetti da copyright e tutti i diritti sono riservati, salvo diversa indicazione.



