All’interno della strategia evangelizzatrice e propagandistica del Seminario Lombardo per le Missioni Estere di Milano prima e Pontificio Istituto Missioni Estere (PIME) poi, la rivista “Le Missioni Cattoliche” (1872-1969) ha giocato un ruolo non secondario nel panorama missionario italiano, non solo nel plasmare il concetto stesso di missione e missionario, ma anche nell’istruire il suo pubblico su continenti lontani, ben oltre i confini nazionali, e su popoli e culture diverse. Nella sua lunga storia, durata poco meno di un secolo, questa rivista ha vissuto diverse trasformazioni e riorganizzazioni, ma si è mantenuta vitale nel panorama editoriale cattolico italiano, contribuendo in parte a definire e costruire l’identità cattolica del paese. Il presente contributo non mira all’esaustività del tema, vista l’ampia mole di materiale disponibile, ma a mettere in luce alcuni aspetti d’innovazione e di continuità della rivista, avvalorando la tesi che essa, insieme ad altre pubblicazioni simili come “Le Missioni della Compagnia di Gesù”, ha contribuito non solo alla definizione del paradigma missionario nella sua evoluzione, ma anche ad arricchire il panorama editoriale nazionale. Se l’obiettivo primario e comune alla stampa missionaria consisteva nella promozione della “cultura missionaria” intesa come opera di informazione e sensibilizzazione dei cattolici circa le loro responsabilità per il sostegno spirituale e materiale allo sforzo evangelizzatore della Chiesa cattolica, essa tuttavia, non si riduceva alla sola raccolta concreta di denaro e vocazioni da investire nelle diverse missioni e alla loro pubblicizzazione: progressivamente si è trattato sempre di più di aprire gli orizzonti geografico-culturali dei propri lettori, interessarli ai costumi e alla storia di diversi popoli e paesi, nonché alle scienze naturali (botanica e zoologia), agli studi religiosi – lentamente abbandonando etnocentrismo/occidentalcentrismo, razzismo e pregiudizi verso le altre confessioni cristiane e le differenti tradizioni religiose) e, in anni più recenti, alle questioni geopolitiche. In altre parole, si sono interpretate qui le riviste missionarie come strumenti di educazioni storico-geografica, morale e culturale per diverse tipologie di pubblico – e non solo, dunque, come organi interni di ordini religiosi o mezzi di discussioni intra-ecclesiali.
Il laboratorio missionario del Pontificio istituto missioni estere (PIME): la rivista “Le Missioni Cattoliche” (1872-1968)
ciciliot valentina
2025
Abstract
All’interno della strategia evangelizzatrice e propagandistica del Seminario Lombardo per le Missioni Estere di Milano prima e Pontificio Istituto Missioni Estere (PIME) poi, la rivista “Le Missioni Cattoliche” (1872-1969) ha giocato un ruolo non secondario nel panorama missionario italiano, non solo nel plasmare il concetto stesso di missione e missionario, ma anche nell’istruire il suo pubblico su continenti lontani, ben oltre i confini nazionali, e su popoli e culture diverse. Nella sua lunga storia, durata poco meno di un secolo, questa rivista ha vissuto diverse trasformazioni e riorganizzazioni, ma si è mantenuta vitale nel panorama editoriale cattolico italiano, contribuendo in parte a definire e costruire l’identità cattolica del paese. Il presente contributo non mira all’esaustività del tema, vista l’ampia mole di materiale disponibile, ma a mettere in luce alcuni aspetti d’innovazione e di continuità della rivista, avvalorando la tesi che essa, insieme ad altre pubblicazioni simili come “Le Missioni della Compagnia di Gesù”, ha contribuito non solo alla definizione del paradigma missionario nella sua evoluzione, ma anche ad arricchire il panorama editoriale nazionale. Se l’obiettivo primario e comune alla stampa missionaria consisteva nella promozione della “cultura missionaria” intesa come opera di informazione e sensibilizzazione dei cattolici circa le loro responsabilità per il sostegno spirituale e materiale allo sforzo evangelizzatore della Chiesa cattolica, essa tuttavia, non si riduceva alla sola raccolta concreta di denaro e vocazioni da investire nelle diverse missioni e alla loro pubblicizzazione: progressivamente si è trattato sempre di più di aprire gli orizzonti geografico-culturali dei propri lettori, interessarli ai costumi e alla storia di diversi popoli e paesi, nonché alle scienze naturali (botanica e zoologia), agli studi religiosi – lentamente abbandonando etnocentrismo/occidentalcentrismo, razzismo e pregiudizi verso le altre confessioni cristiane e le differenti tradizioni religiose) e, in anni più recenti, alle questioni geopolitiche. In altre parole, si sono interpretate qui le riviste missionarie come strumenti di educazioni storico-geografica, morale e culturale per diverse tipologie di pubblico – e non solo, dunque, come organi interni di ordini religiosi o mezzi di discussioni intra-ecclesiali.| File | Dimensione | Formato | |
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