Il contributo analizza il progetto di riordino, inventariazione e sistemazione dei magazzini archeologici del Tezon Grande presso il Lazzaretto Nuovo, soffermandosi in particolare sulla gestione e valorizzazione del materiale attribuibile a Ernesto Canal. A partire da un’analisi delle criticità logistiche, conservative e documentarie che caratterizzano i depositi archeologici lagunari, l’articolo ricostruisce le fasi operative dell’intervento, evidenziando il ruolo centrale della standardizzazione delle procedure, dell’adozione di sistemi digitali di catalogazione e della riorganizzazione fisica dei materiali. Particolare attenzione è dedicata al cosiddetto “Fondo Canal”, la cui consistenza quantitativa, eterogeneità e frammentarietà documentaria pongono rilevanti problemi metodologici in termini di attribuzione, contestualizzazione e riuso scientifico dei reperti. L’esperienza descritta mostra come un approccio integrato, fondato sulla collaborazione tra tutela e ricerca, possa trasformare il deposito da semplice luogo di conservazione a infrastruttura attiva per la conoscenza, la valorizzazione del patrimonio archeologico e la programmazione di future attività di studio e restituzione pubblica.

La sistemazione dei magazzini archeologici e il materiale di Ernesto Canal

Sara Bini;Martina Bergamo;Angelica Della Mora;Jacopo Paiano;Marco Paladini
2025

Abstract

Il contributo analizza il progetto di riordino, inventariazione e sistemazione dei magazzini archeologici del Tezon Grande presso il Lazzaretto Nuovo, soffermandosi in particolare sulla gestione e valorizzazione del materiale attribuibile a Ernesto Canal. A partire da un’analisi delle criticità logistiche, conservative e documentarie che caratterizzano i depositi archeologici lagunari, l’articolo ricostruisce le fasi operative dell’intervento, evidenziando il ruolo centrale della standardizzazione delle procedure, dell’adozione di sistemi digitali di catalogazione e della riorganizzazione fisica dei materiali. Particolare attenzione è dedicata al cosiddetto “Fondo Canal”, la cui consistenza quantitativa, eterogeneità e frammentarietà documentaria pongono rilevanti problemi metodologici in termini di attribuzione, contestualizzazione e riuso scientifico dei reperti. L’esperienza descritta mostra come un approccio integrato, fondato sulla collaborazione tra tutela e ricerca, possa trasformare il deposito da semplice luogo di conservazione a infrastruttura attiva per la conoscenza, la valorizzazione del patrimonio archeologico e la programmazione di future attività di studio e restituzione pubblica.
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Utilizza questo identificativo per citare o creare un link a questo documento: https://hdl.handle.net/10278/5110028
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