L’intervento si propone di riflettere sull’applicabilità della categoria di “rimeria cortigiana” all’esperienza poetica per molti aspetti eccezionale di Angelo Poliziano. Sviluppatasi in un ambiente, quale quello mediceo, che del suo non essere corte fa un tema identitario, in senso politico e culturale, la poesia volgare di Poliziano sarà poi ripresa, in forme più o meno esplicite, da una parte della tradizione di marca cortigiana di poco successiva, in particolare nella fortunata, seppur effimera, stagione dell’ottava lirico-descrittiva (le varie Stanze/Selve a tema per lo più amoroso). Concentrandosi su questo specifico caso di fortuna (o forse sfortuna) si intende misurare la tenuta di un’etichetta tanto efficace quanto problematica.
Lingua e letteratura cortigiana nel primo Cinquecento. Angelo Poliziano e la poesia cortigiana. Sulla (s)fortuna di un modello
Elisa Curti
In corso di stampa
Abstract
L’intervento si propone di riflettere sull’applicabilità della categoria di “rimeria cortigiana” all’esperienza poetica per molti aspetti eccezionale di Angelo Poliziano. Sviluppatasi in un ambiente, quale quello mediceo, che del suo non essere corte fa un tema identitario, in senso politico e culturale, la poesia volgare di Poliziano sarà poi ripresa, in forme più o meno esplicite, da una parte della tradizione di marca cortigiana di poco successiva, in particolare nella fortunata, seppur effimera, stagione dell’ottava lirico-descrittiva (le varie Stanze/Selve a tema per lo più amoroso). Concentrandosi su questo specifico caso di fortuna (o forse sfortuna) si intende misurare la tenuta di un’etichetta tanto efficace quanto problematica.I documenti in ARCA sono protetti da copyright e tutti i diritti sono riservati, salvo diversa indicazione.



