«Nella classe c’è un alunno che ha comportamenti strani. È arrivato in Italia ormai da molti anni ma, nonostante tutti i miei sforzi, la situazione non è migliorata: spesso ha scatti d’ira, altre volte scoppia in pianti irrefrenabili. Ho paura che questi comportamenti potrebbero peggiorare, forse fino al punto di farsi del male o farlo agli altri. Da insegnante, cosa posso fare?». Il progetto FAMILIA nasce dalla constatazione che richieste di questo tipo sono sempre più frequenti nelle scuole. In particolare, la fattispecie a cui questa situazione afferisce sembra essere piuttosto importante. Tuttavia, a causa della sua particolarità non è stata ancora adeguatamente studiata. La scuola ha strumenti per prendere in carico i disturbi evolutivi specifici, le disabilità motorie e cognitive, ma racchiude in un’unica macrocategoria residuale tutti gli altri bisogni educativi legati a disturbi dovuti a fattori socioeconomici, linguistici, culturali. Ottimi passi in avanti sono stati fatti nell’area dell’apprendimento linguistico e, grazie alla collaborazione con i servizi sociali, anche nell’area socioeconomica, ma non c’è ancora un vero e proprio approfondimento sui cosiddetti disturbi di matrice “culturale”.

Il progetto FAMILIA: la ricerca nella pratica

Trentanove, Federico
2021

Abstract

«Nella classe c’è un alunno che ha comportamenti strani. È arrivato in Italia ormai da molti anni ma, nonostante tutti i miei sforzi, la situazione non è migliorata: spesso ha scatti d’ira, altre volte scoppia in pianti irrefrenabili. Ho paura che questi comportamenti potrebbero peggiorare, forse fino al punto di farsi del male o farlo agli altri. Da insegnante, cosa posso fare?». Il progetto FAMILIA nasce dalla constatazione che richieste di questo tipo sono sempre più frequenti nelle scuole. In particolare, la fattispecie a cui questa situazione afferisce sembra essere piuttosto importante. Tuttavia, a causa della sua particolarità non è stata ancora adeguatamente studiata. La scuola ha strumenti per prendere in carico i disturbi evolutivi specifici, le disabilità motorie e cognitive, ma racchiude in un’unica macrocategoria residuale tutti gli altri bisogni educativi legati a disturbi dovuti a fattori socioeconomici, linguistici, culturali. Ottimi passi in avanti sono stati fatti nell’area dell’apprendimento linguistico e, grazie alla collaborazione con i servizi sociali, anche nell’area socioeconomica, ma non c’è ancora un vero e proprio approfondimento sui cosiddetti disturbi di matrice “culturale”.
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