By analyzing some cases of business transactions that despite their fraudulent nature don’t cause any loss of VAT revenue, this paper addresses the issue of the strength of the principle of VAT neutrality. Shown cases will be fictitious circular sales, fictitious sales subject to the reverse charge procedure and overbilled imports. The Author wonders if the VAT neutrality principle, ensured by the European Union Law as well as other essential issues like fight tax evasion or frauds, can be put aside on their behalf. Using the principle of proportionality in order to balance the UE Law statements when set against one to another and following the assessments of the UE Court of Justice, the Author is able to identify a directly related relationship between the taxable person's fraudulent conduct and the reaction of the legal system. This reaction usually consists in the impossibility for the buyer to deduct the VAT paid to the seller and/or in the impossibility for the seller to recover the tax indicated on the invoice, but we can see that sometimes the UE Court’s statements are not in compliance with this relationship. In the presence of a good faith-oriented conduct, no other element is needed by the Court in order to ensure neutrality in VAT, but when malpractice or a fraudulent conduct are shown instead, a further check becomes essential: any risk of loss of VAT revenue must be cancelled, even only potentially when the occurrence is not so bad, but completely in the worst cases. Furthermore, thanks to the effectiveness principle, VAT neutrality is ensured despite any procedural rule, even though the cancellation of the VAT loss risk can’t be fully verified. At the same time penalties that Member States have the power to adopt as a reaction have to be proportionate and not undermine the neutrality principle. So, the analysis of the three practical cases above becomes easier and the interpreter despite their fraudulent nature and their connection with other fiscal and/or criminal offences is to suppose lighter consequences for whom is involved. Despite their unlawful aim these kinds of business transactions don’t lead to a loss of VAT revenue in themselves and, because of that, they can be placed at an intermediate stage of the directly related relationship identified above. Although they should be penalized – but always being aware that the fine must not undermine the neutrality principle – because of their possible unlawful aims which compromise the VAT operating principles, VAT neutrality should always be respected. In the end, talking about overbilled imports, if the right of deduction is denied for the importer, the proportionality and the effectiveness principles shall always ensure the right to recover the VAT indicated on the invoice despite any misalignment between the assessment term and the recovery term.

Partendo da alcuni casi di operazioni poste in essere in malafede, ma che non possono generare danni per il gettito IVA – precisamente i casi di fatture false circolari o in reverse charge o ancora di sovrafatturazione in importazione – si affronta il più ampio tema del grado di inviolabilità del principio di neutralità dell’IVA. Ci si chiede se e in che misura lo stesso possa cedere ad esigenze, ugualmente tutelate dal diritto comunitario, come la lotta all’evasione e alle frodi. In un bilanciamento tra le, talvolta contrapposte, necessità, imposto dal principio di proporzionalità, si arriva a identificare anche attraverso gli insegnamenti della Corte di Giustizia, una relazione direttamente proporzionale tra la gravità del comportamento illecito tenuto dal soggetto passivo e la reazione dell’ordinamento attuata attraverso la negazione del diritto alla detrazione al cessionario e/o il disconoscimento del diritto di rettifica o di rimborso in capo al cedente, pur non mancando ipotesi in cui tale relazione non sembra venir rispettata. Dalla necessità di accertare la semplice buona fede oggettiva per garantire la neutralità, si passa, nei casi di negligenza o, peggio, di malafede, alla indispensabilità della verifica, anche solo potenziale, di assenza di rischio di perdita per le casse erariali, fino a giungere, nei casi più gravi, a richiedere una verifica puntuale ed effettiva di tale assenza. Il principio di effettività deve poi far sì che nessun vincolo procedimentale possa, anche in assenza acclarata di perdita di gettito, limitare la neutralità del tributo. Anche sotto il profilo sanzionatorio, di spettanza degli Stati membri, la reazione deve essere proporzionata e non tale da introdurre surrettiziamente limitazioni al principio suddetto. A questa stregua l’esame puntuale delle operazioni descritte in apertura diviene più facile ed è quindi possibile stemperare le conseguenze negative che l’interprete potrebbe essere indotto a trarre dall’assenza in tali ipotesi, della buona fede e dalla connessione delle stesse operazioni al compimento di altri illeciti tributari e/o penali. Tali operazioni, infatti, pur in malafede, sono caratterizzate, in re ipsa, dalla assenza di perdita di gettito per l’erario e si possono quindi collocare in una fascia intermedia rispetto alla relazione direttamente proporzionale più sopra identificata. Esse non dovrebbero subire particolari limitazioni sotto il profilo della neutralità, pur dovendo essere sanzionate per aver comunque, ad altri scopi, talvolta illeciti, alterato formalmente le regole di funzionamento del sistema IVA, e in ogni caso mai in misura tale da mortificare implicitamente il principio di neutralità. Nell’ultimo caso, poi, di sovrafatturazione all’importazione, qualora venisse denegata la detrazione per l’importatore, non potrebbe essere in ogni caso disconosciuto, per il principio di neutralità unito a quello di effettività, il diritto al rimborso a causa di un mancato allineamento dei termini di accertamento con quelli di restituzione.

IL PRINCIPIO DI NEUTRALITÀ NELLA GIURISPRUDENZA DELLA CORTE DI GIUSTIZIA E I CASI DI OPERAZIONI IVA IN MALAFEDE, MA SENZA DANNO PER IL GETTITO

interdonato
In corso di stampa

Abstract

Partendo da alcuni casi di operazioni poste in essere in malafede, ma che non possono generare danni per il gettito IVA – precisamente i casi di fatture false circolari o in reverse charge o ancora di sovrafatturazione in importazione – si affronta il più ampio tema del grado di inviolabilità del principio di neutralità dell’IVA. Ci si chiede se e in che misura lo stesso possa cedere ad esigenze, ugualmente tutelate dal diritto comunitario, come la lotta all’evasione e alle frodi. In un bilanciamento tra le, talvolta contrapposte, necessità, imposto dal principio di proporzionalità, si arriva a identificare anche attraverso gli insegnamenti della Corte di Giustizia, una relazione direttamente proporzionale tra la gravità del comportamento illecito tenuto dal soggetto passivo e la reazione dell’ordinamento attuata attraverso la negazione del diritto alla detrazione al cessionario e/o il disconoscimento del diritto di rettifica o di rimborso in capo al cedente, pur non mancando ipotesi in cui tale relazione non sembra venir rispettata. Dalla necessità di accertare la semplice buona fede oggettiva per garantire la neutralità, si passa, nei casi di negligenza o, peggio, di malafede, alla indispensabilità della verifica, anche solo potenziale, di assenza di rischio di perdita per le casse erariali, fino a giungere, nei casi più gravi, a richiedere una verifica puntuale ed effettiva di tale assenza. Il principio di effettività deve poi far sì che nessun vincolo procedimentale possa, anche in assenza acclarata di perdita di gettito, limitare la neutralità del tributo. Anche sotto il profilo sanzionatorio, di spettanza degli Stati membri, la reazione deve essere proporzionata e non tale da introdurre surrettiziamente limitazioni al principio suddetto. A questa stregua l’esame puntuale delle operazioni descritte in apertura diviene più facile ed è quindi possibile stemperare le conseguenze negative che l’interprete potrebbe essere indotto a trarre dall’assenza in tali ipotesi, della buona fede e dalla connessione delle stesse operazioni al compimento di altri illeciti tributari e/o penali. Tali operazioni, infatti, pur in malafede, sono caratterizzate, in re ipsa, dalla assenza di perdita di gettito per l’erario e si possono quindi collocare in una fascia intermedia rispetto alla relazione direttamente proporzionale più sopra identificata. Esse non dovrebbero subire particolari limitazioni sotto il profilo della neutralità, pur dovendo essere sanzionate per aver comunque, ad altri scopi, talvolta illeciti, alterato formalmente le regole di funzionamento del sistema IVA, e in ogni caso mai in misura tale da mortificare implicitamente il principio di neutralità. Nell’ultimo caso, poi, di sovrafatturazione all’importazione, qualora venisse denegata la detrazione per l’importatore, non potrebbe essere in ogni caso disconosciuto, per il principio di neutralità unito a quello di effettività, il diritto al rimborso a causa di un mancato allineamento dei termini di accertamento con quelli di restituzione.
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