The rules regarding the transfer of undertakings when the transferor is in a situation of economic crisis have been crafted by Italian law, in light of the relevant EU law provisions, according to different rationales compared to the general rules regarding the transfer of undertakings. Given the specific nature of insolvency law, Article 47, para. 4-bis and 5 of the Law No. 148/1990 has admitted the possibility for the transferor and the transferee, on the one hand, and the trade unions, on the other hand, to enter into an agreement that can provide that all or some of the rules generally provided to safeguard the rights of the employees involved in the relevant transfer may not apply. However, the scope of the relevant Italian provision seems to go beyond the admissible limits imposed by the applicable EU provisions, in particular Article 5 of the Directive 2001/23/EC. After a detailed analysis of the EU case-law on the matter, this essay tries to understand whether the local provisions are consistent with the Directive 2001/23/EC and which would be the possible implications on the possible noncompliance of Italian law with the relevant EU provisions. In this respect, the latest decisions on the “Alitalia-Ethiad” transfer of undertaking will be taken into account. Building on the results of the analysis of the relevant Italian case-law, this essay will finally suggest that the Italian legislator has failed to provide a set of rules that is neither in the interests of the employees involved in the transfer nor in the interests of the parties of transfer to sidestep the economic crisis of the transferor by disapplying part of the protective rules generally provided in case of a transfer of undertaking.

Il trasferimento d’azienda nell’impresa in crisi è disciplinato dal diritto del lavoro italiano, anche sulla scorta di quanto previsto dal diritto europeo, secondo logiche a sé stanti rispetto a quelle previste nel caso di circolazione dell’azienda facente capo ad un datore di lavoro in bonis. Alla luce delle specificità del diritto della crisi d’impresa, l’art. 47, comma 4-bis e 5, l. n. 428 del 1990 ha ammesso la possibilità per il cedente e il cessionario, da un lato, e il sindacato, dall’altro, di concludere un accordo che possa derogare alla disciplina protettiva prevista dall’art. 2112 Cod. Civ. In ogni caso, l’ambito di applicazione di tale disposizione normativa sembra essere più ampio di quello ammesso dal diritto europeo, in particolare rispetto all’art. 5 dir. n. 2001/23/CE. Dopo una dettagliata analisi della giurisprudenza europea in materia, questo contributo proverà a comprendere se le disposizioni nazionali siano effettivamente compatibili con il dettato della dir. n. 2001/23/CE ed, in caso negativo, quali possano essere le conseguenze della possibile incompatibilità della disciplina italiana con quella europea. Nel far ciò, si prenderà atto delle ultime decisioni relative al caso del trasferimento d’azienda nell’ambito della vicenda “Alitalia-Ethiad”. Prendendo atto dei risultati interpretativi cui è giunta la giurisprudenza italiana, questo contributo sottolineerà come il legislatore italiano abbia dato vita ad una disciplina che, allo stato attuale, non risponde né all’interesse dei lavoratori coinvolti nel trasferimento, né all’interesse delle parti del trasferimento di superare la crisi d’impresa mediante la disapplicazione di parte della disciplina protettiva prevista dall’art. 2112 Cod. Civ.

Trasferimento d'azienda e crisi d'impresa: una eterogenesi dei fini da parte del legislatore italiano?

Giovanni Gaudio
2018

Abstract

Il trasferimento d’azienda nell’impresa in crisi è disciplinato dal diritto del lavoro italiano, anche sulla scorta di quanto previsto dal diritto europeo, secondo logiche a sé stanti rispetto a quelle previste nel caso di circolazione dell’azienda facente capo ad un datore di lavoro in bonis. Alla luce delle specificità del diritto della crisi d’impresa, l’art. 47, comma 4-bis e 5, l. n. 428 del 1990 ha ammesso la possibilità per il cedente e il cessionario, da un lato, e il sindacato, dall’altro, di concludere un accordo che possa derogare alla disciplina protettiva prevista dall’art. 2112 Cod. Civ. In ogni caso, l’ambito di applicazione di tale disposizione normativa sembra essere più ampio di quello ammesso dal diritto europeo, in particolare rispetto all’art. 5 dir. n. 2001/23/CE. Dopo una dettagliata analisi della giurisprudenza europea in materia, questo contributo proverà a comprendere se le disposizioni nazionali siano effettivamente compatibili con il dettato della dir. n. 2001/23/CE ed, in caso negativo, quali possano essere le conseguenze della possibile incompatibilità della disciplina italiana con quella europea. Nel far ciò, si prenderà atto delle ultime decisioni relative al caso del trasferimento d’azienda nell’ambito della vicenda “Alitalia-Ethiad”. Prendendo atto dei risultati interpretativi cui è giunta la giurisprudenza italiana, questo contributo sottolineerà come il legislatore italiano abbia dato vita ad una disciplina che, allo stato attuale, non risponde né all’interesse dei lavoratori coinvolti nel trasferimento, né all’interesse delle parti del trasferimento di superare la crisi d’impresa mediante la disapplicazione di parte della disciplina protettiva prevista dall’art. 2112 Cod. Civ.
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