Il problema costituito dal rapporto tra il tutto e le parti sembrerebbe, nel caso del vitalismo, risolto ancor prima di iniziare: qualsivoglia vitalismo (faccia esso dipendere la vita o l’attività dell’anima da un principio vitale, dalle simpatie, dalle entelechie, dall’omeostasi o dalla chiusura organizzativa non è forse un olismo, ovvero una teoria che oppone l’organismo (come la macchina della natura leibniziana che, contrariamente alle macchine artificiali, sarebbe “macchina sin nelle sue minime parti” all’infinito) alla macchina, ovvero alla pura contiguità spaziale? Non ci si trova forse di fronte ad una causalità circolare, top down? Anche un autore come Diderot – che saremmo portati a considerare materialista – scrive “Quale differenza tra un orologio senziente e vivente rispetto ad un orologio d’oro, di ferro, d’argento o di cuoio!”. In altri termini, il tipo di relazioni, di interazioni, di intrecci all’interno del corpo vivente non ha niente in comune con il tipo di relazioni, di rapporti causa-effetto, esistenti all'interno dei corpi inerti. È proprio questa la domanda a cui vorremmo rispondere in questa sede: qual è la concezione propriamente vitalista del nesso tra il tutto e le parti (sempre ammesso che esista una dottrina vitalista)?

Il problema del tutto e delle parti: il caso del vitalismo di Montpellier

Charles Wolfe
2019

Abstract

Il problema costituito dal rapporto tra il tutto e le parti sembrerebbe, nel caso del vitalismo, risolto ancor prima di iniziare: qualsivoglia vitalismo (faccia esso dipendere la vita o l’attività dell’anima da un principio vitale, dalle simpatie, dalle entelechie, dall’omeostasi o dalla chiusura organizzativa non è forse un olismo, ovvero una teoria che oppone l’organismo (come la macchina della natura leibniziana che, contrariamente alle macchine artificiali, sarebbe “macchina sin nelle sue minime parti” all’infinito) alla macchina, ovvero alla pura contiguità spaziale? Non ci si trova forse di fronte ad una causalità circolare, top down? Anche un autore come Diderot – che saremmo portati a considerare materialista – scrive “Quale differenza tra un orologio senziente e vivente rispetto ad un orologio d’oro, di ferro, d’argento o di cuoio!”. In altri termini, il tipo di relazioni, di interazioni, di intrecci all’interno del corpo vivente non ha niente in comune con il tipo di relazioni, di rapporti causa-effetto, esistenti all'interno dei corpi inerti. È proprio questa la domanda a cui vorremmo rispondere in questa sede: qual è la concezione propriamente vitalista del nesso tra il tutto e le parti (sempre ammesso che esista una dottrina vitalista)?
Morfologie del rapporto parti-tutto
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