Lo scopo di questo articolo è duplice: da un lato, richiamare l’attenzione sulla necessità di promuovere la diffusione di una cultura e di una pratica valutativa nei paesi in via di sviluppo a diversi livelli (locale, nazionale, sovranazionale); dall’altro, suggerire una prospettiva di analisi degli incentivi alle imprese sotto forma di “zona franca d’esportazione” (EPZ), ampiamente utilizzati nei paesi in via di sviluppo per l’attrazione di investimenti e per la promozione delle esportazioni. Fino alla seconda metà degli anni ’80 circa, il dibattito sul tema della valutazione degli effetti delle politiche pubbliche era rimasto confinato alle sue radici americane. In particolare nell’ultimo decennio, tuttavia, l’interesse per questo tema ha assunto anche una dimensione europea. Grazie in parte alla spinta data dall’obbligo di valutazione dei Fondi Strutturali, i paesi europei, seppur seguendo percorsi e ritmi diversi, stanno diffondendo la valutazione come pratica istituzionale a diversi livelli amministrativi. Diversamente, nei paesi in via di sviluppo la valutazione sembra avere ancora un orientamento sovranazionale. La maggior parte delle valutazioni che interessano i paesi in via di sviluppo sono legate agli aiuti allo sviluppo, hanno quindi a che fare con l’accountability e sono funzionali alle decisioni dei donatori (bilaterali o multilaterali). A livello nazionale e locale, invece, il perpetuarsi di diverse misure a sostegno del processo di sviluppo industriale, spesso prescinde da una determinazione vera e propria degli effetti di tali misure. Fra gli incentivi usati dai paesi in via di sviluppo per l’attrazione di investimenti, le zone franche d’esportazione hanno registrato una crescita vorticosa negli anni ’80 e ’90: da 79 EPZ in 25 paesi nel 1975 a più di 500 in 90 paesi oggi. La letteratura in materia ha studiato le zone franche da diverse prospettive, sia teoriche che empiriche, e adottando una varietà di metodi, fra cui l’analisi costi-benefici, stime econometriche, indagini qualitative ecc. e gran parte degli studi sulle zone franche misurano l’effetto che esse hanno sull’occupazione, sui legami che le imprese insediate formano con quelle locali (i.e. backward linkages) o sulle esportazioni. Diversamente, il presente articolo si concentra su un aspetto che spesso viene tralasciato, ovvero lo specifico incentivo di costo che le zone franche costituiscono per le imprese insediate e il meccanismo di scelta di localizzazione delle imprese, che è in parte guidato da tale incentivo. Dopo un breve richiamo alla letteratura sulla valutazione nei PVS e sulle zone franche, lo studio definisce uno schema concettuale del funzionamento della zona franca e, utilizzando un’analisi preliminare sul caso egiziano, suggerisce alcune prospettive di analisi per la valutazione degli effetti delle EPZ sui costi di produzione delle imprese. L’analisi si concentra in particolar modo sulla scelta della domanda di valutazione, sul concetto di stima del controfattuale e sull’individuazione delle variabili rilevanti per la valutazione stessa. Lo studio conclude con alcune considerazioni finali sulla possibilità di applicare lo stesso tipo di analisi a campioni più ampi, in contesti diversi e a tipologie di incentivi simili.

Valutazione e incentivi alle imprese nei paesi in via di sviluppo: prospettive di analisi per le zone franche d'espeortazione

Barbieri E.
2007

Abstract

Lo scopo di questo articolo è duplice: da un lato, richiamare l’attenzione sulla necessità di promuovere la diffusione di una cultura e di una pratica valutativa nei paesi in via di sviluppo a diversi livelli (locale, nazionale, sovranazionale); dall’altro, suggerire una prospettiva di analisi degli incentivi alle imprese sotto forma di “zona franca d’esportazione” (EPZ), ampiamente utilizzati nei paesi in via di sviluppo per l’attrazione di investimenti e per la promozione delle esportazioni. Fino alla seconda metà degli anni ’80 circa, il dibattito sul tema della valutazione degli effetti delle politiche pubbliche era rimasto confinato alle sue radici americane. In particolare nell’ultimo decennio, tuttavia, l’interesse per questo tema ha assunto anche una dimensione europea. Grazie in parte alla spinta data dall’obbligo di valutazione dei Fondi Strutturali, i paesi europei, seppur seguendo percorsi e ritmi diversi, stanno diffondendo la valutazione come pratica istituzionale a diversi livelli amministrativi. Diversamente, nei paesi in via di sviluppo la valutazione sembra avere ancora un orientamento sovranazionale. La maggior parte delle valutazioni che interessano i paesi in via di sviluppo sono legate agli aiuti allo sviluppo, hanno quindi a che fare con l’accountability e sono funzionali alle decisioni dei donatori (bilaterali o multilaterali). A livello nazionale e locale, invece, il perpetuarsi di diverse misure a sostegno del processo di sviluppo industriale, spesso prescinde da una determinazione vera e propria degli effetti di tali misure. Fra gli incentivi usati dai paesi in via di sviluppo per l’attrazione di investimenti, le zone franche d’esportazione hanno registrato una crescita vorticosa negli anni ’80 e ’90: da 79 EPZ in 25 paesi nel 1975 a più di 500 in 90 paesi oggi. La letteratura in materia ha studiato le zone franche da diverse prospettive, sia teoriche che empiriche, e adottando una varietà di metodi, fra cui l’analisi costi-benefici, stime econometriche, indagini qualitative ecc. e gran parte degli studi sulle zone franche misurano l’effetto che esse hanno sull’occupazione, sui legami che le imprese insediate formano con quelle locali (i.e. backward linkages) o sulle esportazioni. Diversamente, il presente articolo si concentra su un aspetto che spesso viene tralasciato, ovvero lo specifico incentivo di costo che le zone franche costituiscono per le imprese insediate e il meccanismo di scelta di localizzazione delle imprese, che è in parte guidato da tale incentivo. Dopo un breve richiamo alla letteratura sulla valutazione nei PVS e sulle zone franche, lo studio definisce uno schema concettuale del funzionamento della zona franca e, utilizzando un’analisi preliminare sul caso egiziano, suggerisce alcune prospettive di analisi per la valutazione degli effetti delle EPZ sui costi di produzione delle imprese. L’analisi si concentra in particolar modo sulla scelta della domanda di valutazione, sul concetto di stima del controfattuale e sull’individuazione delle variabili rilevanti per la valutazione stessa. Lo studio conclude con alcune considerazioni finali sulla possibilità di applicare lo stesso tipo di analisi a campioni più ampi, in contesti diversi e a tipologie di incentivi simili.
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