Fear of contagion: the animal, the non-human and the in-human in Tschandala by August Strindberg In 1888 Strindberg wrote one of his most anomalous works, destined to split the critics until the most recent times: Tschandala. Based on a series of biographical mishaps that took place in Denmark during the summer of the same year, this gothic novel and detective story enacts a struggle of minds based on racism and classism, apparently ending with the triumph of the character considered as superior because of his nationality, race, social status and culture. My study though, by focusing on animal and metamorphic poetics, on animal proliferation, on promiscuity and contagion between man and animals, eventually calls into question the victory of the protagonist itself: indeed the lead character operates the animalization of his rival, the gipsy, thus banishing him in extreme otherness, but at the same time he is attracted to him, and ends up contaminated and transformed himself. The result is a double process of becoming, where the enemy becomes non-human while the protagonist becomes in-human. Such an interpretation, that identifies the high-society intellectual swede male as anything but triumphant, surely clashes with the one that may have lead to the new publication of Tschandala by the Swedish nationalist publisher Nordiska förlaget in 2007.

Nel 1888 Strindberg scrive una delle sue opere più anomale, destinata a dividere la critica fino agli anni più recenti: Ciandala. Basato sulle disavventure biografiche di quella stessa estate in Danimarca, questo romanzo gotico e d’investigazione mette in scena una lotta di cervelli di impronta razzista e classista, alla fine della quale sembra trionfare l’individuo superiore per nazionalità, razza, appartenenza sociale e cultura. Tuttavia la mia analisi, che si concentra sulla poetica animale e metamorfica del romanzo, sulla proliferazione animale, la promiscuità e il contagio tra uomini e animali, finisce proprio per mettere in discussione la vittoria del protagonista: questi compie infatti un’operazione di animalizzazione nei confronti del suo nemico, lo zingaro, relegandolo così in un’alterità estrema, ma nello stesso tempo ne è attratto, contagiato e trasformato a sua volta. Il risultato è un doppio divenire, quello del nemico in non-umano e quello del protagonista in dis-umano. Una simile lettura, dalla quale il maschio svedese altolocato e intellettuale esce tutt’altro che trionfante, si scontra con quella che può aver portato alla nuova pubblicazione di Ciandala da parte della casa editrice nazionalista svedese Nordiska förlaget nel 2007.

La paura del contagio: l’animale, il non-umano e il disumano in Ciandala di August Strindberg

sara culeddu
2019

Abstract

Nel 1888 Strindberg scrive una delle sue opere più anomale, destinata a dividere la critica fino agli anni più recenti: Ciandala. Basato sulle disavventure biografiche di quella stessa estate in Danimarca, questo romanzo gotico e d’investigazione mette in scena una lotta di cervelli di impronta razzista e classista, alla fine della quale sembra trionfare l’individuo superiore per nazionalità, razza, appartenenza sociale e cultura. Tuttavia la mia analisi, che si concentra sulla poetica animale e metamorfica del romanzo, sulla proliferazione animale, la promiscuità e il contagio tra uomini e animali, finisce proprio per mettere in discussione la vittoria del protagonista: questi compie infatti un’operazione di animalizzazione nei confronti del suo nemico, lo zingaro, relegandolo così in un’alterità estrema, ma nello stesso tempo ne è attratto, contagiato e trasformato a sua volta. Il risultato è un doppio divenire, quello del nemico in non-umano e quello del protagonista in dis-umano. Una simile lettura, dalla quale il maschio svedese altolocato e intellettuale esce tutt’altro che trionfante, si scontra con quella che può aver portato alla nuova pubblicazione di Ciandala da parte della casa editrice nazionalista svedese Nordiska förlaget nel 2007.
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