E’ possibile ampliare il concetto di impresa sociale fino a comprendere imprese for profit posizionate fuori dai confini fissati dalla definizione ex lege? La risposta a questa domanda necessita di un cambio di punti di vista: la gestione dell’eventuale surplus non può più essere una discriminante di ciò che viene inteso come impresa sociale. E’ necessario muovere l’attenzione verso i processi che invece permettono di realizzare l’impatto sociale a prescindere da ciò che accade dal lato degli eventuali profitti. Fatto ciò, è quindi importante capire quale determinante di questi processi può essere posta alla base della creazione di impatto sociale anche in presenza di soggetti che perseguano fini for profit. In particolare, l’impresa for profit dovrà essere vista nel contesto del più ampio network di stakeholder che deve essere mobilitato per raggiungere i fini sociali. La mobilitazione degli stakeholder ha il ruolo fondamentale di “far quadrare il cerchio”, cioè di permettere ad attori for profit di raggiugere fini sociali, e di poter quindi essere assimilati concettualmente all’idea di imprese sociali. Questo tuttavia non può avvenire lasciando invariate le organizzazioni che decidono di intraprendere questa strada (non ancora riconosciuta, e forse difficilmente catturabile, dalla legge). Appare evidente, infatti, come la mobilitazione degli stakeholder a fini sociali influenzi profondamente i confini dell’impresa: quando gli attori operano sulla base di valori condivisi finalizzati a raggiungere un certo impatto sociale, le imprese parte del network devono optare per comportamenti trasparenti, rendendo ulteriormente permeabili i propri confini. Per rendere evidente questo processo, andremo ad analizzare un network di organizzazioni costituito da piccole imprese manifatturiere, organizzazioni non profit e gruppi di acquisto solidale che, senza rinunciare ognuno alla propria vocazione, hanno sviluppato un modello virtuoso di produzione finalizzata sia al raggiungimento di un impatto sociale che alla sostenibilità economica delle imprese partecipanti. In questo caso vedremo che le imprese for profit possono mobilitare una rete di stakeholder a fini sociali a patto di gestire la propria filiera attraverso quella che chiameremo global openness, intesa non solo come trasparenza dei processi interni all’impresa ma anche come necessità di rendere trasparente l’intera catena del valore, ben oltre i propri confini e quelli dei propri partner diretti.

Rendere sociali le imprese. Impatto sociale, confini dell’impresa e rete di stakeholder

RULLANI, FRANCESCO;
2013

Abstract

E’ possibile ampliare il concetto di impresa sociale fino a comprendere imprese for profit posizionate fuori dai confini fissati dalla definizione ex lege? La risposta a questa domanda necessita di un cambio di punti di vista: la gestione dell’eventuale surplus non può più essere una discriminante di ciò che viene inteso come impresa sociale. E’ necessario muovere l’attenzione verso i processi che invece permettono di realizzare l’impatto sociale a prescindere da ciò che accade dal lato degli eventuali profitti. Fatto ciò, è quindi importante capire quale determinante di questi processi può essere posta alla base della creazione di impatto sociale anche in presenza di soggetti che perseguano fini for profit. In particolare, l’impresa for profit dovrà essere vista nel contesto del più ampio network di stakeholder che deve essere mobilitato per raggiungere i fini sociali. La mobilitazione degli stakeholder ha il ruolo fondamentale di “far quadrare il cerchio”, cioè di permettere ad attori for profit di raggiugere fini sociali, e di poter quindi essere assimilati concettualmente all’idea di imprese sociali. Questo tuttavia non può avvenire lasciando invariate le organizzazioni che decidono di intraprendere questa strada (non ancora riconosciuta, e forse difficilmente catturabile, dalla legge). Appare evidente, infatti, come la mobilitazione degli stakeholder a fini sociali influenzi profondamente i confini dell’impresa: quando gli attori operano sulla base di valori condivisi finalizzati a raggiungere un certo impatto sociale, le imprese parte del network devono optare per comportamenti trasparenti, rendendo ulteriormente permeabili i propri confini. Per rendere evidente questo processo, andremo ad analizzare un network di organizzazioni costituito da piccole imprese manifatturiere, organizzazioni non profit e gruppi di acquisto solidale che, senza rinunciare ognuno alla propria vocazione, hanno sviluppato un modello virtuoso di produzione finalizzata sia al raggiungimento di un impatto sociale che alla sostenibilità economica delle imprese partecipanti. In questo caso vedremo che le imprese for profit possono mobilitare una rete di stakeholder a fini sociali a patto di gestire la propria filiera attraverso quella che chiameremo global openness, intesa non solo come trasparenza dei processi interni all’impresa ma anche come necessità di rendere trasparente l’intera catena del valore, ben oltre i propri confini e quelli dei propri partner diretti.
N/D
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