Intento di questo contributo è quello di studiare l’ars dictaminis in rapporto alla diffusione del fenomeno della traduzione nella Toscana medievale (secc. XIII-XV). In particolare, l’articolo mette in discussione la vulgata storiografica che individua un “eccezionalismo” della regione in ragione dell’estensione del fenomeno dei volgarizzamenti nonché nella capacità di sottrarsi ai dettami della tradizione tipicamente mediolatina del dictamen producendo una retorica di impianto oratorio incentrata sull’uso del volgare. Dopo una breve panoramica degli studi sul dictamen degli ultimi anni, viene studiato il rapporto tradictamen e volgare in due contesti, che sono stati scelti per la loro vicinanza e differenza: Bologna e Firenze. Di quest’ultima si è tentato di fornire le linee-guida dell’influsso del dictamen in particolare in un autore (Brunetto Latini) che è solitamente considerato particolarmente eversivo nell’uso e nella concezione della retorica; si è quindi passati a verificare la permanenza del modello retorico-dictaminale imposto da Brunetto, grazie all’apporto di fonti estranee all’ars (in particolare Albertano da Brescia), nel XIV secolo, misurandone la consistenza in una linea che da Andrea Lancia porta al notaio episcopale Francesco da Barberino. Ne risultano, quindi, due modelli differenti – uno bolognese, uno fiorentino – che emergono come tali anche nelle scelte librarie della tradizione manoscritta, che viene analizzata nell’ultimo paragrafo.

Prime osservazioni su «Ars dictaminis», cultura volgare e distribuzione sociale dei saperi nella Toscana medievale

Antonio Montefusco
;
Bischetti, Sara
2018

Abstract

Intento di questo contributo è quello di studiare l’ars dictaminis in rapporto alla diffusione del fenomeno della traduzione nella Toscana medievale (secc. XIII-XV). In particolare, l’articolo mette in discussione la vulgata storiografica che individua un “eccezionalismo” della regione in ragione dell’estensione del fenomeno dei volgarizzamenti nonché nella capacità di sottrarsi ai dettami della tradizione tipicamente mediolatina del dictamen producendo una retorica di impianto oratorio incentrata sull’uso del volgare. Dopo una breve panoramica degli studi sul dictamen degli ultimi anni, viene studiato il rapporto tradictamen e volgare in due contesti, che sono stati scelti per la loro vicinanza e differenza: Bologna e Firenze. Di quest’ultima si è tentato di fornire le linee-guida dell’influsso del dictamen in particolare in un autore (Brunetto Latini) che è solitamente considerato particolarmente eversivo nell’uso e nella concezione della retorica; si è quindi passati a verificare la permanenza del modello retorico-dictaminale imposto da Brunetto, grazie all’apporto di fonti estranee all’ars (in particolare Albertano da Brescia), nel XIV secolo, misurandone la consistenza in una linea che da Andrea Lancia porta al notaio episcopale Francesco da Barberino. Ne risultano, quindi, due modelli differenti – uno bolognese, uno fiorentino – che emergono come tali anche nelle scelte librarie della tradizione manoscritta, che viene analizzata nell’ultimo paragrafo.
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