Il capitolo si concentra sul vissuto di alcune donne eritree che, dopo essere arrivate in Italia negli anni Sessanta e Settanta, hanno lavorato co- me domestiche nella città di Roma. Le loro storie di vita mettono in luce come le eredità simboliche del periodo coloniale influenzino ancora oggi il modo in cui le intervistate raccontano la propria relazione con gli italia- ni e con l’Italia. L’analisi si snoda tra alcuni elementi in gioco nella costi- tuzione di un rapporto di inclusione/esclusione tra ex colonizzatori ed ex colonizzati, mettendo al centro l’importanza di immagini, rappresentazio- ni e ideali prodotti in epoca coloniale ma ancora attuali, nelle narrazioni raccolte. Da ciò emerge il possibile carattere «ambivalente»1 del rapporto fra ex colonizzati ed ex colonizzatori, inteso come un legame dal caratte re profondamente duplice che oscilla fra riconoscimento e oppressione. La ricerca fa riferimento a 15 interviste in profondità realizzate fra il 2007 e il 2008, assieme a un esteso lavoro di osservazione partecipata condotto nello stesso periodo, durante incontri, pubblici e privati, con donne eritree che vivono a Roma. Questa ricerca non ha nessuna pre- tesa di rappresentatività dell’esperienza della migrazione eritrea nel suo complesso. Si tratta al contrario dell’analisi delle memorie di un piccolo gruppo di donne, le uniche che, in circa due anni di ricerca sul campo, è stato possibile rintracciare e che fossero arrivate a Roma prima del 1980 e ancora lì presenti. Appartenevano a un gruppo abbastanza specifico, probabilmente composto da qualche centinaio di donne3, per le quali la città di Roma non rappresentò solo una tappa della propria emigrazio- ne per poi spostarsi altrove – come accadde nella maggior parte dei casi – ma la meta finale del proprio percorso. La condizione per tale stabilizzazione fu, come nel loro caso, quella di accettare un lavoro particolare, quello della domestica nella casa di coloro che fino a tempi recenti erano stati i propri colonizzatori. La mia ricerca, di cui questo capitolo è un estratto, si è per questo concentrata sulle tensioni, sulle contraddizioni e sugli elementi di continuità col passato che caratterizzano le narrazioni di donne che hanno vissuto una esperienza di questo genere.

L’ambivalenza del legame postcoloniale: il caso delle domestiche eritree a Roma

Sabrina Marchetti
Writing – Original Draft Preparation
2018

Abstract

Il capitolo si concentra sul vissuto di alcune donne eritree che, dopo essere arrivate in Italia negli anni Sessanta e Settanta, hanno lavorato co- me domestiche nella città di Roma. Le loro storie di vita mettono in luce come le eredità simboliche del periodo coloniale influenzino ancora oggi il modo in cui le intervistate raccontano la propria relazione con gli italia- ni e con l’Italia. L’analisi si snoda tra alcuni elementi in gioco nella costi- tuzione di un rapporto di inclusione/esclusione tra ex colonizzatori ed ex colonizzati, mettendo al centro l’importanza di immagini, rappresentazio- ni e ideali prodotti in epoca coloniale ma ancora attuali, nelle narrazioni raccolte. Da ciò emerge il possibile carattere «ambivalente»1 del rapporto fra ex colonizzati ed ex colonizzatori, inteso come un legame dal caratte re profondamente duplice che oscilla fra riconoscimento e oppressione. La ricerca fa riferimento a 15 interviste in profondità realizzate fra il 2007 e il 2008, assieme a un esteso lavoro di osservazione partecipata condotto nello stesso periodo, durante incontri, pubblici e privati, con donne eritree che vivono a Roma. Questa ricerca non ha nessuna pre- tesa di rappresentatività dell’esperienza della migrazione eritrea nel suo complesso. Si tratta al contrario dell’analisi delle memorie di un piccolo gruppo di donne, le uniche che, in circa due anni di ricerca sul campo, è stato possibile rintracciare e che fossero arrivate a Roma prima del 1980 e ancora lì presenti. Appartenevano a un gruppo abbastanza specifico, probabilmente composto da qualche centinaio di donne3, per le quali la città di Roma non rappresentò solo una tappa della propria emigrazio- ne per poi spostarsi altrove – come accadde nella maggior parte dei casi – ma la meta finale del proprio percorso. La condizione per tale stabilizzazione fu, come nel loro caso, quella di accettare un lavoro particolare, quello della domestica nella casa di coloro che fino a tempi recenti erano stati i propri colonizzatori. La mia ricerca, di cui questo capitolo è un estratto, si è per questo concentrata sulle tensioni, sulle contraddizioni e sugli elementi di continuità col passato che caratterizzano le narrazioni di donne che hanno vissuto una esperienza di questo genere.
La fine del colonialismo italiano: politica, società e memorie.
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