Quanto vi è di innovativo o di creativo nell’uso del linguaggio? E si può dare il giusto peso o la dovuta importanza a questo lato creativo se si insiste, come molti filosofi del linguaggio e linguisti sembrano fare, che parlare (e comprendere) una lingua è come eseguire un calcolo secondo regole ben definite? In questo saggio si confrontano tre famose risposte a queste e simili domande: la risposta di Davidson che accantona le nozioni di uso e di regole per insistere sulla creatività del linguaggio e sulla stretta continuità tra la scrittura letteraria più estrema e gli scambi linguistici più quotidiani; la risposta di Heidegger che oppone alla lingua quotidiana asservita agli scopi comunicativi la originaria creatività della parola pura o poetica; infine, quella di Wittgenstein che, da un lato, riconosce che la lingua quotidiana comporta, nella sua tortuosa imprevedibilità, un buon tasso di inventività, mentre, dall’altro, sottolinea che si può essere, per così dire «amici delle regole» senza dover per questo disconoscere quanto di inventivo e di creativo, ma anche di fortunoso , vi è nella varietà delle nostre risposte linguistiche.

Uso linguistico, regole e creatività del linguaggio. Wittgenstein tra Davidson e Heidegger

Luigi Perissinotto
2018

Abstract

Quanto vi è di innovativo o di creativo nell’uso del linguaggio? E si può dare il giusto peso o la dovuta importanza a questo lato creativo se si insiste, come molti filosofi del linguaggio e linguisti sembrano fare, che parlare (e comprendere) una lingua è come eseguire un calcolo secondo regole ben definite? In questo saggio si confrontano tre famose risposte a queste e simili domande: la risposta di Davidson che accantona le nozioni di uso e di regole per insistere sulla creatività del linguaggio e sulla stretta continuità tra la scrittura letteraria più estrema e gli scambi linguistici più quotidiani; la risposta di Heidegger che oppone alla lingua quotidiana asservita agli scopi comunicativi la originaria creatività della parola pura o poetica; infine, quella di Wittgenstein che, da un lato, riconosce che la lingua quotidiana comporta, nella sua tortuosa imprevedibilità, un buon tasso di inventività, mentre, dall’altro, sottolinea che si può essere, per così dire «amici delle regole» senza dover per questo disconoscere quanto di inventivo e di creativo, ma anche di fortunoso , vi è nella varietà delle nostre risposte linguistiche.
LXI
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