Nella primavera del 1600 il veliero olandese Liefde sbarcò accidentalmente sulle coste del Kyushu. Si trattava di una nave carica d’artiglieria, munizioni e polvere da sparo, con a bordo un equipaggio di komojin (lett. ‘gente dai peli rossi’) secondo la definizione poi corrente in Asia orientale. Alcuni anni dopo, nell’agosto 1609, Tokugawa Ieyasu (1542-1616) – già shogun in ritiro, ma padrone de facto del Giappone – concesse i primi ‘lasciapassare’ alle navi della Compagnia olandese delle Indie orientali (1602-1795). Nel porto di Hirado si sarebbe inaugurata la prima base commerciale olandese, e accanto ad essa, nel 1613, vi si insediò anche la fi liale di un’altra potente organizzazione per i traffici con l’oltremare, l’East India Company (1600-1858). Subentrando con forza alle grandi potenze mercantili iberiche sulle rotte dell’est-Asia, le marinerie del nord Europa ne insidiarono il primato nell’area, inserendosi inoltre in quel lungo processo di trasferimento di tecnologie e conoscenze scientifiche occidentali, già avviato nel Cinquecento dai mercanti iberici e dai missionari cattolici. Per il Giappone si apriva una lunga ed inattesa pagina non soltanto delle relazioni diplomatico-commerciali con nuovi interlocutori europei, ma anche degli scambi culturali, scientifici ed artistici – coltivati nel Settecento in particolar modo dai rangakusha, i ‘cultori di studi olandesi’ – che anticiparono il dialogo e la cooperazione con l’Occidente, avviato dal secolo XIX in poi.

Shogun, komojin e rangakusha. Le Compagnie delle Indie e l'apertura del Giappone alla tecnologia occidentale nei secoli XVII-XVIII

Tiziana Iannello
2012

Abstract

Nella primavera del 1600 il veliero olandese Liefde sbarcò accidentalmente sulle coste del Kyushu. Si trattava di una nave carica d’artiglieria, munizioni e polvere da sparo, con a bordo un equipaggio di komojin (lett. ‘gente dai peli rossi’) secondo la definizione poi corrente in Asia orientale. Alcuni anni dopo, nell’agosto 1609, Tokugawa Ieyasu (1542-1616) – già shogun in ritiro, ma padrone de facto del Giappone – concesse i primi ‘lasciapassare’ alle navi della Compagnia olandese delle Indie orientali (1602-1795). Nel porto di Hirado si sarebbe inaugurata la prima base commerciale olandese, e accanto ad essa, nel 1613, vi si insediò anche la fi liale di un’altra potente organizzazione per i traffici con l’oltremare, l’East India Company (1600-1858). Subentrando con forza alle grandi potenze mercantili iberiche sulle rotte dell’est-Asia, le marinerie del nord Europa ne insidiarono il primato nell’area, inserendosi inoltre in quel lungo processo di trasferimento di tecnologie e conoscenze scientifiche occidentali, già avviato nel Cinquecento dai mercanti iberici e dai missionari cattolici. Per il Giappone si apriva una lunga ed inattesa pagina non soltanto delle relazioni diplomatico-commerciali con nuovi interlocutori europei, ma anche degli scambi culturali, scientifici ed artistici – coltivati nel Settecento in particolar modo dai rangakusha, i ‘cultori di studi olandesi’ – che anticiparono il dialogo e la cooperazione con l’Occidente, avviato dal secolo XIX in poi.
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