In his lifelong effort to overcome the limits of Panofsky’s iconological method, Max Imdahl tried to sketch out an «iconic understanding» which is pre-reflexive, performed below the level of conceptual and verbal explication. Under the auspices of Konrad Fiedler’s theoretical position, Imdahl opposed the Panofskian «recognizing view» with a more formalistic «seeing view», in order to gain access to a third form of vision which he called «knowing view». After outlining Imdahl’s critic of the reduced and unilateral significance of «form» and «formal composition» in Panofsky’s approach, I will clarify how far Imdahl has gone in the analysis of what should be properly defined as an authentic logic of images. Then, focusing on a paradigmatic case study, I will show the importance of the syntax of an image (i.e. the positioning of its elements on the left or on the right, underneath or above, in the back or in the front) for its semantic meaning.

Sviluppando e al tempo stesso superando le tesi panofskyane dell’interpretazione storico-artistica, Max Imdahl ha posto le basi per una «comprensione iconica» preriflessiva e anteriore a qualsivoglia esplicitazione linguistico-concettuale. Richiamandosi esplicitamente a Konrad Fiedler, Imdahl ha contrapposto al «vedere riconoscitivo» di Panofsky un più formalistico «vedere visivo», guadagnando infine l’accesso a un terzo e supremo genere di visione, da lui definito «vedere conoscitivo». Dopo aver ripercorso la critica nei confronti del significato riduttivo e unilaterale assunto dai concetti di «forma» e «composizione formale» nella prospettiva panofskyana, mostrerò quanto in là Imdahl si sia spinto nell’analisi di quella che può essere definita un’autentica logica delle immagini. Concentrandomi sul caso paradigmatico della raffigurazione della Risurrezione di Lazzaro, evidenzierò l’importanza della sintassi dell’immagine (e in particolare del posizionamento dei vari elementi a sinistra o a destra, sopra o sotto, davanti o dietro) per la sua semantica.

Un po’ più a sinistra, un po’ più a destra. Spazio e immagine nell’iconica di Max Imdahl

Pietro Conte
2012

Abstract

Sviluppando e al tempo stesso superando le tesi panofskyane dell’interpretazione storico-artistica, Max Imdahl ha posto le basi per una «comprensione iconica» preriflessiva e anteriore a qualsivoglia esplicitazione linguistico-concettuale. Richiamandosi esplicitamente a Konrad Fiedler, Imdahl ha contrapposto al «vedere riconoscitivo» di Panofsky un più formalistico «vedere visivo», guadagnando infine l’accesso a un terzo e supremo genere di visione, da lui definito «vedere conoscitivo». Dopo aver ripercorso la critica nei confronti del significato riduttivo e unilaterale assunto dai concetti di «forma» e «composizione formale» nella prospettiva panofskyana, mostrerò quanto in là Imdahl si sia spinto nell’analisi di quella che può essere definita un’autentica logica delle immagini. Concentrandomi sul caso paradigmatico della raffigurazione della Risurrezione di Lazzaro, evidenzierò l’importanza della sintassi dell’immagine (e in particolare del posizionamento dei vari elementi a sinistra o a destra, sopra o sotto, davanti o dietro) per la sua semantica.
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