Il saggio si prefigge l'obiettivo di analizzare l'evoluzione della giurisprudenza costituzionale in materia di efficacia delle disposizioni CEDU nell'ordinamento italiano, con l'obiettivo precipuo di verificare se vi è stato un allontanamento dal modello tracciato dalle note sentenze “gemelle” del 2007 oppure un graduale assestamento dello stesso attraverso lo sviluppo di alcuni profili in esso già implicitamente contenuti. In primis, viene pertanto analizzato il modello tracciato dalle pronunce del 2007 e i presupposti logico-argomentativi sui quali si fonda, con particolare riguardo al parametro costituzionale individuato per dare copertura alla CEDU e ai successivi, falliti tentativi di procedere alla “comunitarizzazione” delle disposizioni convenzionali. Di seguito, viene prestata attenzione alle due principali questioni che hanno interessato gli sviluppi giurisprudenziali successivi. Da un lato, quella relativa all'esistenza o meno di un “monopolio” interpretativo della Convenzione in capo al suo giudice, la Corte EDU, e della possibile utilizzazione da parte dei giudici interni di criteri “qualitativi” o “quantitativi” di selezione delle sue pronunce. Dall'altro, quella attinente all'esistenza o meno di un “vincolo” interpretativo in capo ai giudici interni, riguardo all'interpretazione ed applicazione in senso conforme alla CEDU delle disposizioni interne, e al suo carattere “assoluto” o “relativo”. In conclusione, vengono svolte alcune considerazioni in ordine alle ricadute del modello delineato dagli orientamenti più recenti della Corte costituzionale sul rapporto tra le Corti, nel senso dell'instaurazione di un nuovo paradigma fondato su un approccio realmente dialogico.

L'evoluzione della giurisprudenza costituzionale in materia di efficacia della CEDU: verso un modello di rapporti tra Corti di tipo realmente dialogico?

MANCINI MARCO
2018

Abstract

Il saggio si prefigge l'obiettivo di analizzare l'evoluzione della giurisprudenza costituzionale in materia di efficacia delle disposizioni CEDU nell'ordinamento italiano, con l'obiettivo precipuo di verificare se vi è stato un allontanamento dal modello tracciato dalle note sentenze “gemelle” del 2007 oppure un graduale assestamento dello stesso attraverso lo sviluppo di alcuni profili in esso già implicitamente contenuti. In primis, viene pertanto analizzato il modello tracciato dalle pronunce del 2007 e i presupposti logico-argomentativi sui quali si fonda, con particolare riguardo al parametro costituzionale individuato per dare copertura alla CEDU e ai successivi, falliti tentativi di procedere alla “comunitarizzazione” delle disposizioni convenzionali. Di seguito, viene prestata attenzione alle due principali questioni che hanno interessato gli sviluppi giurisprudenziali successivi. Da un lato, quella relativa all'esistenza o meno di un “monopolio” interpretativo della Convenzione in capo al suo giudice, la Corte EDU, e della possibile utilizzazione da parte dei giudici interni di criteri “qualitativi” o “quantitativi” di selezione delle sue pronunce. Dall'altro, quella attinente all'esistenza o meno di un “vincolo” interpretativo in capo ai giudici interni, riguardo all'interpretazione ed applicazione in senso conforme alla CEDU delle disposizioni interne, e al suo carattere “assoluto” o “relativo”. In conclusione, vengono svolte alcune considerazioni in ordine alle ricadute del modello delineato dagli orientamenti più recenti della Corte costituzionale sul rapporto tra le Corti, nel senso dell'instaurazione di un nuovo paradigma fondato su un approccio realmente dialogico.
Focus Human Rights 3/2018
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