La questione dei diritti dei lavoratori e delle lavoratrici impiegate nel settore domestico sembra essere diventata finalmente oggetto di interventi e iniziative a livello internazionale. Nel 2011, l’Unione Europea emana una Direttiva sulla tratta di esseri umani che per la prima volta esplicita il lavoro domestico come un possibile ambito di coercizione e abuso. Nel 2012, l’Organizzazione Internazionale per il Lavoro (OIL) ha promulgato la Convenzione che promuove l’eguaglianza di trattamento di questi lavoratori/trici rispetto a coloro impiegati in altri settori. Fino ad oggi, ben 14 stati hanno ratificato la Convezione 189, impegnandosi così a tutelare questo ambito di lavoro. L’Italia è stata fra i primi a ratificarla, nel gennaio del 2013. Il nostro paese d'altronde ha il merito di avere una legislazione specifica per il lavoro domestico già dagli anni Cinquanta, ed è per questo generalmente considerato abbastanza avanzato nella tutela di questa categoria. Eppure, ci sarebbe ancora molto da fare affinché la nostra legislazione soddisfi le regole dettate dall’ OIL. In questa prospettiva, l’indagine condotta da Acli-colf è un’opportunità importante per appurare il livello di protezione di chi lavora nel settore domestico, in Italia. Grazie ai questionari e ai focus group che sono stati realizzati, si è potuto da una parte verificare quali sono le reali condizioni lavorative di questa categoria rispetto agli standard fissati dall’OIL (relativamente a salari, contributi, ferie, malattia, etc.), dall’altra si è andati a toccare con mano il livello di consapevolezza che lavoratori e lavoratrici domestiche, in particolare migranti, hanno acquisito rispetto ai propri diritti lavorativi.

‘Domestic work is work’? Condizioni lavorative delle assistenti familiari in Italia, tra finzioni e realtà

Marchetti, Sabrina
Writing – Original Draft Preparation
2016

Abstract

La questione dei diritti dei lavoratori e delle lavoratrici impiegate nel settore domestico sembra essere diventata finalmente oggetto di interventi e iniziative a livello internazionale. Nel 2011, l’Unione Europea emana una Direttiva sulla tratta di esseri umani che per la prima volta esplicita il lavoro domestico come un possibile ambito di coercizione e abuso. Nel 2012, l’Organizzazione Internazionale per il Lavoro (OIL) ha promulgato la Convenzione che promuove l’eguaglianza di trattamento di questi lavoratori/trici rispetto a coloro impiegati in altri settori. Fino ad oggi, ben 14 stati hanno ratificato la Convezione 189, impegnandosi così a tutelare questo ambito di lavoro. L’Italia è stata fra i primi a ratificarla, nel gennaio del 2013. Il nostro paese d'altronde ha il merito di avere una legislazione specifica per il lavoro domestico già dagli anni Cinquanta, ed è per questo generalmente considerato abbastanza avanzato nella tutela di questa categoria. Eppure, ci sarebbe ancora molto da fare affinché la nostra legislazione soddisfi le regole dettate dall’ OIL. In questa prospettiva, l’indagine condotta da Acli-colf è un’opportunità importante per appurare il livello di protezione di chi lavora nel settore domestico, in Italia. Grazie ai questionari e ai focus group che sono stati realizzati, si è potuto da una parte verificare quali sono le reali condizioni lavorative di questa categoria rispetto agli standard fissati dall’OIL (relativamente a salari, contributi, ferie, malattia, etc.), dall’altra si è andati a toccare con mano il livello di consapevolezza che lavoratori e lavoratrici domestiche, in particolare migranti, hanno acquisito rispetto ai propri diritti lavorativi.
Viaggio nel lavoro di cura: Chi sono, cosa fanno e come vivono le badanti che lavorano nelle famiglie italiane.
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