The remaining fragments of this inscription, which constitute a translation from Latin to the Greek north-west koine, retain some valuable terms of the treaty which Rome concluded with the Aetolian League in 212/211 BC, with the purpose of forming an alliance against the Macedonian king, Philip V. This epigraphic text is a fundamental source, not only to obtain an accurate analysis of the diplomatic and military events of the so-called First Macedonian War, but also to understand the complicated development of the political and military relations between Romans and Greeks (in particular Aetolians), especially in the period which goes from the Hannibalic war to the coming of Rome in the Hellenistic world.

L’iscrizione riporta in via frammentaria alcuni termini del trattato di alleanza tra Roma e la Lega etolica contro Filippo V siglato nel 212/211 a.C. per tramite di M. Valerio Levino e gli etoli Scopa e Dorimaco. Il patto, noto prima della scoperta dell’epigrafe di Tirreo principalmente grazie a Tito Livio, riportava nello specifico clausole riguardanti la spartizione del bottino di guerra e dei territori conquistati; il testo iscritto risulta una traduzione in koine nord-occidentale di un originale latino. Questo trattato fu al centro dell’aspra polemica riportata da Polibio che sorse ai colloqui di pace di Tempe (197 a.C.) tra l’etolo Fenea e T. Quinzio Flaminino in merito al destino delle città di Larissa Cremaste, Farsalo, Tebe Ftiotide ed Echino; in tale occasione, Fenea rivendicò, anche in virtù di tale trattato, l’annessione delle città tessale, ma T. Quinzio Flaminino respinse le sue richieste, ad eccezione della sola Tebe Ftiotide: a detta del proconsole, quegli accordi erano ormai decaduti e, anche qualora fossero stati in vigore, soltanto Tebe Ftiotide era stata presa con la forza, mentre le altre tre poleis avevano compiuto la deditio in fidem, un’eventualità apparentemente non contemplata in via esplicita nel trattato del 212/211 a.C.. Il testo e la vita del trattato, per via della sua singolare importanza storica, rappresentano una documentazione imprescindibile nello studio dei rapporti interstatali tra mondo greco e romano e della stessa evoluzione della politica estera di Roma verso il mondo ellenistico.

Trattato romano-etolico

ZANIN, MANFREDI
2017-01-01

Abstract

L’iscrizione riporta in via frammentaria alcuni termini del trattato di alleanza tra Roma e la Lega etolica contro Filippo V siglato nel 212/211 a.C. per tramite di M. Valerio Levino e gli etoli Scopa e Dorimaco. Il patto, noto prima della scoperta dell’epigrafe di Tirreo principalmente grazie a Tito Livio, riportava nello specifico clausole riguardanti la spartizione del bottino di guerra e dei territori conquistati; il testo iscritto risulta una traduzione in koine nord-occidentale di un originale latino. Questo trattato fu al centro dell’aspra polemica riportata da Polibio che sorse ai colloqui di pace di Tempe (197 a.C.) tra l’etolo Fenea e T. Quinzio Flaminino in merito al destino delle città di Larissa Cremaste, Farsalo, Tebe Ftiotide ed Echino; in tale occasione, Fenea rivendicò, anche in virtù di tale trattato, l’annessione delle città tessale, ma T. Quinzio Flaminino respinse le sue richieste, ad eccezione della sola Tebe Ftiotide: a detta del proconsole, quegli accordi erano ormai decaduti e, anche qualora fossero stati in vigore, soltanto Tebe Ftiotide era stata presa con la forza, mentre le altre tre poleis avevano compiuto la deditio in fidem, un’eventualità apparentemente non contemplata in via esplicita nel trattato del 212/211 a.C.. Il testo e la vita del trattato, per via della sua singolare importanza storica, rappresentano una documentazione imprescindibile nello studio dei rapporti interstatali tra mondo greco e romano e della stessa evoluzione della politica estera di Roma verso il mondo ellenistico.
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