Fama e notorietà di Alessandro Piccolomini come teorico e come drammaturgo hanno oscurato in parte considerevole la sua non meno importante produzione lirica. La recente edizione dei Cento sonetti, messi a stampa la prima volta nel 1549, contribuisce pertanto alla riscoperta d’una raccolta d’autore dai tratti di netta originalità. Soffermandosi giusto sulla sperimentazione che il Piccolomini praticò nella silloge con inusuale costanza, il moderno curatore Franco Tomasi rintraccia fonti e modelli spesso peregrini, e restituisce i fili unitari di cui essa è tramata in un commento esauriente ma che funge anche da sprone per qualche ulteriore sondaggio. Di tali spunti si approfitta in questa sede per alcuni minimi approfondimenti sui modelli e sulle circostanze storiche d’alcuni componimenti; mentre, a partire dall’apparato critico, si esamina il valore di alcune varianti redazionali per discutere della cronologia di specifici testi.

The fame and celebrity of Alessandro Piccolomini as a theoretician and playwright have considerably obscured his no less significant output of love poetry. The recent edition of the Cento sonetti, printed for the first time in 1549, is therefore instrumental in the rediscovery of this one-author collection, which has signs of distinct originality. Focussing precisely on Piccolomini's experimentation, practiced with unusual continuity throughout this anthology, the modern editor Franco Tomasi traces the often uncommon sources and models, and recreates the unifying threads that are woven through this experimentation in a comment, which, whilst being exhaustive, also acts as a stimulus to additional enquiry. This study takes advantage of such an opportunity to make some minimal follow-up enquiries into the models and the historical circumstances surrounding some of the compositions, whilst, using the critical apparatus, I examine the role of some variant readings with a view to discuss the chronology of specific texts.

Una recente edizione de I Cento Sonetti di Alessandro Piccolomini

Riccardo Drusi
2017-01-01

Abstract

Fama e notorietà di Alessandro Piccolomini come teorico e come drammaturgo hanno oscurato in parte considerevole la sua non meno importante produzione lirica. La recente edizione dei Cento sonetti, messi a stampa la prima volta nel 1549, contribuisce pertanto alla riscoperta d’una raccolta d’autore dai tratti di netta originalità. Soffermandosi giusto sulla sperimentazione che il Piccolomini praticò nella silloge con inusuale costanza, il moderno curatore Franco Tomasi rintraccia fonti e modelli spesso peregrini, e restituisce i fili unitari di cui essa è tramata in un commento esauriente ma che funge anche da sprone per qualche ulteriore sondaggio. Di tali spunti si approfitta in questa sede per alcuni minimi approfondimenti sui modelli e sulle circostanze storiche d’alcuni componimenti; mentre, a partire dall’apparato critico, si esamina il valore di alcune varianti redazionali per discutere della cronologia di specifici testi.
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