Negli studi sui rapporti tra umanesimo e minoritismo il topos della renovatio è stato indubbiamente uno degli aspetti più battuti, a partire dalle celebri opere di Henry Thode e Konrad Burdach. Dopo una breve riflessione sulla storiografia – che pare giunta da tempo a un punto morto – si tenterà di porre diversamente e sviluppare in una direzione precisa (in rapporto alla circolazione del Liber chronicarum di Angelo Clareno in ambienti umanistici) non la tesi, bensì il punto di partenza dell'indagine di Burdach: l'idea, cioè, di possibili nessi tra renovatio mistico-religiosa tardo medievale (della tradizione francescana spirituale) e renovatio umanistica. L'ideale della "vita solitaria" conta al contrario su una storiografia più recente e più vivace, e rivolta non soltanto alla storia minoritica. Gli studi di Cécile Caby hanno infatti mostrato come alcuni caratteri comuni (tra cui la circolazione di celebri opere di Petrarca e il richiamo a una tradizione patristica scoperta o riscoperta attraverso una lettura condotta con criteri umanistici) permettano di comparare l'evoluzione dell'ideale della solitudo tra cenacoli di umanisti e circoli religiosi riformatori. Ci si soffermerà quindi sul caso francescano, considerando rapidamente l'evoluzione dell'ideale eremitico dell'Osservanza ai tempi di Bernardino da Siena. La terza questione che si intende affrontare, quella della povertà, dopo un pionieristico (e problematico) saggio di Hans Baron, non ha ricevuto l'attenzione e la discussione che meritava. Si affronterà quindi il problema da una prospettiva precisa, quella dell'umanesimo curiale, nel contesto del dibattito sulla povertà che si svolse negli anni '60 del Quattrocento, sotto il pontificato di Paolo II (1464-1471). Un dibattito con implicazioni politiche ed ecclesiologiche rilevanti, tali da oltrepassare l'occasione specifica, ossia gli ultimi episodi della repressione della tradizione dissidente dei fraticelli.

Renovatio, solitudo, paupertas. Intorno a umanesimo e minoritismo nel Quattrocento

Michele Lodone
2017-01-01

Abstract

Negli studi sui rapporti tra umanesimo e minoritismo il topos della renovatio è stato indubbiamente uno degli aspetti più battuti, a partire dalle celebri opere di Henry Thode e Konrad Burdach. Dopo una breve riflessione sulla storiografia – che pare giunta da tempo a un punto morto – si tenterà di porre diversamente e sviluppare in una direzione precisa (in rapporto alla circolazione del Liber chronicarum di Angelo Clareno in ambienti umanistici) non la tesi, bensì il punto di partenza dell'indagine di Burdach: l'idea, cioè, di possibili nessi tra renovatio mistico-religiosa tardo medievale (della tradizione francescana spirituale) e renovatio umanistica. L'ideale della "vita solitaria" conta al contrario su una storiografia più recente e più vivace, e rivolta non soltanto alla storia minoritica. Gli studi di Cécile Caby hanno infatti mostrato come alcuni caratteri comuni (tra cui la circolazione di celebri opere di Petrarca e il richiamo a una tradizione patristica scoperta o riscoperta attraverso una lettura condotta con criteri umanistici) permettano di comparare l'evoluzione dell'ideale della solitudo tra cenacoli di umanisti e circoli religiosi riformatori. Ci si soffermerà quindi sul caso francescano, considerando rapidamente l'evoluzione dell'ideale eremitico dell'Osservanza ai tempi di Bernardino da Siena. La terza questione che si intende affrontare, quella della povertà, dopo un pionieristico (e problematico) saggio di Hans Baron, non ha ricevuto l'attenzione e la discussione che meritava. Si affronterà quindi il problema da una prospettiva precisa, quella dell'umanesimo curiale, nel contesto del dibattito sulla povertà che si svolse negli anni '60 del Quattrocento, sotto il pontificato di Paolo II (1464-1471). Un dibattito con implicazioni politiche ed ecclesiologiche rilevanti, tali da oltrepassare l'occasione specifica, ossia gli ultimi episodi della repressione della tradizione dissidente dei fraticelli.
Gli studi francescani: prospettive di ricerca
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