On a 1968 spring morning, on Peschiera avenue in Turin, Alighiero Boetti (1940-94) splits himself in two, portrayed by the photograph Twins: a photomontage that not only shows a replica of him, as much as reveals him as a ‘different’ reduplication, with minute modified details. From that work of art, previously disclosed from others evoking the topic of the double, in 1972 he separates also his name as artist’s signature and from 1973 will entitle many exhibitions “Alighiero and Boetti”, until the graphic variation “Alighiero & Boetti” in 1984. The permutation of the formal variant of his signature – combining with a perturbation of his biography - reveals a self-awareness investigation and a strategy of poetics. He claims a specific role as artist embedded in the art system, posing attention on a certain type of authorial presence in a moment when – especially for minimal and conceptual art – reflections about author’s disappearance and not autograph creation are singularly increasing. The declared multiplication or replacement of himself becomes a device validated by the enactment of collaborative practices, but also bonds on a time of artistic experimentations.

Una mattina di primavera del 1968, in viale Peschiera a Torino, Alighiero Boetti (1940-94) diventa due, ritratto ella fotografia Twins: un fotomontaggio che non solo mostra una sua replica, ma lo rivela come una duplicazione 'diversa', con dettagli modificati. Da quell'opera, anticipata da altre che evocano il tema del doppio, nel 1972 separa anche il suo nome che diviene una firma d'artista e con la quale dal 1973 intitolerà molte mostre "Alighiero e Boetti", fino alla variazione grafica "Alighiero & Boetti" del 1984. La permutazione della variante formale della sua firma - unita a una perturbazione della sua biografia - rivela un'indagine di autocoscienza e una strategia di poetica. Egli rivendica un ruolo specifico di artista inserito nel sistema dell'arte, ponendo l'attenzione su un certo tipo di presenza autoriale in un momento in cui - soprattutto per l'arte minimale e concettuale - le riflessioni sulla scomparsa dell'autore e sulla creazione non autografa sono in aumento. La moltiplicazione dichiarata o la sostituzione di se stesso diventa un dispositivo convalidato dalla messa in atto di pratiche collaborative, ma si legano anche a uno specifico momento di sperimentazione artistica.

Alighiero & Boetti: sulla firma come identità e duplicazione

Stefania Portinari
2017-01-01

Abstract

Una mattina di primavera del 1968, in viale Peschiera a Torino, Alighiero Boetti (1940-94) diventa due, ritratto ella fotografia Twins: un fotomontaggio che non solo mostra una sua replica, ma lo rivela come una duplicazione 'diversa', con dettagli modificati. Da quell'opera, anticipata da altre che evocano il tema del doppio, nel 1972 separa anche il suo nome che diviene una firma d'artista e con la quale dal 1973 intitolerà molte mostre "Alighiero e Boetti", fino alla variazione grafica "Alighiero & Boetti" del 1984. La permutazione della variante formale della sua firma - unita a una perturbazione della sua biografia - rivela un'indagine di autocoscienza e una strategia di poetica. Egli rivendica un ruolo specifico di artista inserito nel sistema dell'arte, ponendo l'attenzione su un certo tipo di presenza autoriale in un momento in cui - soprattutto per l'arte minimale e concettuale - le riflessioni sulla scomparsa dell'autore e sulla creazione non autografa sono in aumento. La moltiplicazione dichiarata o la sostituzione di se stesso diventa un dispositivo convalidato dalla messa in atto di pratiche collaborative, ma si legano anche a uno specifico momento di sperimentazione artistica.
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Descrizione: Alighiero & Boetti: sulla firma come identità e duplicazione - Stefania Portinari
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