The article is a reflection on the definition of the political arena in the Paraguayan context and beyond. In particular, it provides a close look on the way in which this arena gets stretched and blurred in the space of encounter between indigenous communities and development institutions in two specific case studies. The first is the case of the maskoy communities of Alto Paraguay, where the absence of “developmental” forms of indigenous organizations parallels a strong re-enactment of collective ceremonies that are not considered political by non-indigenous observers but they certainly are if we try to reformulate “the political” according to other ontological premises. In the second case, the Sanapaná and Enxet community of Xakmok Kásek works with an advocacy ngo to reclaim a part of their ancestral land before the Paraguayan Parliament through an expropriation law project against the landowner who holds the land title. At reaching point of discussion of the law project, the Community ask the ngo an additional support to hold a shamans’ meeting to act upon the lawmakers. The Example show once more that politics that not reduces its realm to the actions of humans alone. Both cases also altogether demonstrate the feeble developmental attempts to separate “human” from “nature” and the limitations of advocacy ngo endeavours to fully understan d politics as cosmopraxis. Thus, the indigenous challenges to the “modern” limits of the political arena, which provokes tensions and misunderstandings, ask to slow down reasoning and re-imagine a configuration for future alliances and political practices.

Questo articolo offre uno sguardo critico sulla categoria di arena politica in Paraguay attraverso l'analisi di due casi studio (il primo analizzato da V.Bonifacio ed il secondo da R.Villagra), soffermandosi in particolare sullo spazio di articolazione locale tra popolazione indigena e cooperazione allo sviluppo. Nel primo caso, che si concentra sulle comunità maskoy dell'Alto Paraguay, viene analizzata la figura storica del Cacique Michi e le sue trasformazioni nel tempo, mostrando il modo in cui la valorizzazione di cerimonie collettive considerate "tradizionali" configura l'arena politica in un contesto privo di progetti di sviluppo. Il secondo caso è quello della comunità sanapaná ed enxet di Xakmok Kásek, a cui una ONG ha offerto appoggio giuridico-politico nel processo di revindicazione di parte del suo territorio ancestrale. Al momento della discussione del reclamo di terra in parlamento, la comunità chiede alla ONG di realizzare una riunione con gli sciamani in modo che questi ultimi possano intervenire sui legislatori. Anche in questo caso, l'aiuto di esseri non-umani viene chiamato in causa per riconfigurare le relazioni di potere all'interno dello spazio politico. Entrambi i casi mettono in discussione la separazione tra uomo e natura adottata nelle loro pratiche di sviluppo dalle agenzie ad esso preposte, e la difficoltà da parte di queste organizzazioni di comprendere appieno la cosmo-prassi indigena. L'articolo apre nuovi spazi per ripensare e re-immaginare alleanze e pratiche politiche nel futuro.

Unstable, unforseen and lost connections: Expanding the political arena in development cooperation and indigenous communities in the Paraguayan chaco

BONIFACIO, Valentina;
2016

Abstract

Questo articolo offre uno sguardo critico sulla categoria di arena politica in Paraguay attraverso l'analisi di due casi studio (il primo analizzato da V.Bonifacio ed il secondo da R.Villagra), soffermandosi in particolare sullo spazio di articolazione locale tra popolazione indigena e cooperazione allo sviluppo. Nel primo caso, che si concentra sulle comunità maskoy dell'Alto Paraguay, viene analizzata la figura storica del Cacique Michi e le sue trasformazioni nel tempo, mostrando il modo in cui la valorizzazione di cerimonie collettive considerate "tradizionali" configura l'arena politica in un contesto privo di progetti di sviluppo. Il secondo caso è quello della comunità sanapaná ed enxet di Xakmok Kásek, a cui una ONG ha offerto appoggio giuridico-politico nel processo di revindicazione di parte del suo territorio ancestrale. Al momento della discussione del reclamo di terra in parlamento, la comunità chiede alla ONG di realizzare una riunione con gli sciamani in modo che questi ultimi possano intervenire sui legislatori. Anche in questo caso, l'aiuto di esseri non-umani viene chiamato in causa per riconfigurare le relazioni di potere all'interno dello spazio politico. Entrambi i casi mettono in discussione la separazione tra uomo e natura adottata nelle loro pratiche di sviluppo dalle agenzie ad esso preposte, e la difficoltà da parte di queste organizzazioni di comprendere appieno la cosmo-prassi indigena. L'articolo apre nuovi spazi per ripensare e re-immaginare alleanze e pratiche politiche nel futuro.
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