Di che cosa è fatto il mondo: di oggetti che si vedono, si toccano, si annusano. E di persone che si riconoscono, si piacciono o si detestano, si ignorano o si interessano l’una dell’altra. E poi è fatto di sentimenti, memorie, impressioni e idee. Tutto questo caleidoscopio di sensazioni e pensieri scomparirebbe se, in mezzo alle cose, non si muovessero l’uomo e gli altri animali. Certo, sappiamo che il mondo delle cose è studiato dai chimici e dai fisici, e da tanti altri scienziati naturali, in funzione della prospettiva lontana o vicina con cui si affrontano gli oggetti del mondo. Come fare un ponte tra il mondo delle cose e il mondo delle sensazioni e delle idee? Il modo più ovvio è immaginare che questo ponte sia dentro di noi, e sia governato dal funzionamento di un’altra cosa, il cervello. Se sposate il realismo ingenuo della quotidianità con il naturalismo delle scienze sperimentali, avrete una sorte di naturalismo ingenuo su cui interviene la divulgazione scientifica per stupire i lettori mostrando come il cervello «produce» i nostri stati d’animo. Siccome noi non ci rendiamo conto di come funziona il cervello scoprire i suoi sistemi di produzione appare stupefacente. Questa è, in sintesi, la ricetta della «naturalità dell’ovvio» così bene analizzata da Emiliani e Mazzara, che mostrano come, per poter vivere nel mondo sociale, ordinario, della vita di ogni giorno, dobbiamo dotarlo di «evidenza naturale». In questa prospettiva, il processo di naturalizzazione del mondo sociale si accompagna al vantaggio di dare per scontati i saperi impliciti della vita quotidiana. La combinazione di naturalismo ingenuo e di realismo ingenuo aggira tutte queste complicazioni ed è «divulgabile», cioè vendibile in modo efficace al grande pubblico. È convincente perché molti processi mentali non sono trasparenti, restano impliciti.

La naturalità dell'ovvio

JACOMUZZI, Alessandra Cecilia;LEGRENZI, Paolo
2015-01-01

Abstract

Di che cosa è fatto il mondo: di oggetti che si vedono, si toccano, si annusano. E di persone che si riconoscono, si piacciono o si detestano, si ignorano o si interessano l’una dell’altra. E poi è fatto di sentimenti, memorie, impressioni e idee. Tutto questo caleidoscopio di sensazioni e pensieri scomparirebbe se, in mezzo alle cose, non si muovessero l’uomo e gli altri animali. Certo, sappiamo che il mondo delle cose è studiato dai chimici e dai fisici, e da tanti altri scienziati naturali, in funzione della prospettiva lontana o vicina con cui si affrontano gli oggetti del mondo. Come fare un ponte tra il mondo delle cose e il mondo delle sensazioni e delle idee? Il modo più ovvio è immaginare che questo ponte sia dentro di noi, e sia governato dal funzionamento di un’altra cosa, il cervello. Se sposate il realismo ingenuo della quotidianità con il naturalismo delle scienze sperimentali, avrete una sorte di naturalismo ingenuo su cui interviene la divulgazione scientifica per stupire i lettori mostrando come il cervello «produce» i nostri stati d’animo. Siccome noi non ci rendiamo conto di come funziona il cervello scoprire i suoi sistemi di produzione appare stupefacente. Questa è, in sintesi, la ricetta della «naturalità dell’ovvio» così bene analizzata da Emiliani e Mazzara, che mostrano come, per poter vivere nel mondo sociale, ordinario, della vita di ogni giorno, dobbiamo dotarlo di «evidenza naturale». In questa prospettiva, il processo di naturalizzazione del mondo sociale si accompagna al vantaggio di dare per scontati i saperi impliciti della vita quotidiana. La combinazione di naturalismo ingenuo e di realismo ingenuo aggira tutte queste complicazioni ed è «divulgabile», cioè vendibile in modo efficace al grande pubblico. È convincente perché molti processi mentali non sono trasparenti, restano impliciti.
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