Gli obiettivi della presente ricerca sono di verificare il grado di attendibilità delle raccomandazioni degli analisti finanziari sulle offerte pubbliche iniziali (IPO) nel mercato azionario italiano e di misurare la performance di lungo periodo delle società appena quotate, distinguendole in base alla categoria di analisti che le hanno raccomandate. In particolare, si vuole verificare l’ipotesi secondo la quale gli analisti finanziari che operano presso gli intermediari che hanno partecipato all’operazione di quotazione, cosiddetti affiliati, abbiano l’incentivo ad emettere raccomandazioni positive sulle IPO condotte dagli intermediari presso cui operano senza riguardo rispetto alla qualità dell’operazione, contro un’ipotesi alternativa di superiorità informativa di tali analisti rispetto a quelli non affiliati. L’evidenza empirica mostra che le imprese raccomandate da analisti affiliati hanno una performance di lungo periodo peggiore rispetto alle società raccomandate da analisti non affiliati. La differenza è significativa sia dopo un anno (circa il 35% se misurata con la metodologia dei rendimenti anomali cumulati o CAR ed il 30% se misurata con i metodo dei Buy-and-Hold Returns o BHR) e dopo due anni dalla data dell’IPO (45% con il metodo CAR, 39% con quello BHR). Questo risultato suggerisce un potenziale conflitto di interesse tra la responsabilità dell’analista finanziario verso i propri clienti ad emettere report accurati e l’incentivo a fare mercato a favore delle società clienti del ramo corporate finance dell’intermediario, mentre sembra non essere consistente con l’ipotesi di superiorità informativa.

Analisti finanziari: conflitti d’interesse o eccessivo ottimismo. Evidenza empirica dal mercato italiano delle IPO

CERVELLATI, Enrico Maria;
2004

Abstract

Gli obiettivi della presente ricerca sono di verificare il grado di attendibilità delle raccomandazioni degli analisti finanziari sulle offerte pubbliche iniziali (IPO) nel mercato azionario italiano e di misurare la performance di lungo periodo delle società appena quotate, distinguendole in base alla categoria di analisti che le hanno raccomandate. In particolare, si vuole verificare l’ipotesi secondo la quale gli analisti finanziari che operano presso gli intermediari che hanno partecipato all’operazione di quotazione, cosiddetti affiliati, abbiano l’incentivo ad emettere raccomandazioni positive sulle IPO condotte dagli intermediari presso cui operano senza riguardo rispetto alla qualità dell’operazione, contro un’ipotesi alternativa di superiorità informativa di tali analisti rispetto a quelli non affiliati. L’evidenza empirica mostra che le imprese raccomandate da analisti affiliati hanno una performance di lungo periodo peggiore rispetto alle società raccomandate da analisti non affiliati. La differenza è significativa sia dopo un anno (circa il 35% se misurata con la metodologia dei rendimenti anomali cumulati o CAR ed il 30% se misurata con i metodo dei Buy-and-Hold Returns o BHR) e dopo due anni dalla data dell’IPO (45% con il metodo CAR, 39% con quello BHR). Questo risultato suggerisce un potenziale conflitto di interesse tra la responsabilità dell’analista finanziario verso i propri clienti ad emettere report accurati e l’incentivo a fare mercato a favore delle società clienti del ramo corporate finance dell’intermediario, mentre sembra non essere consistente con l’ipotesi di superiorità informativa.
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