Gli operatori nei servizi per gli immigrati svolgono un'attività rilevante nel rapporto con l'utenza, che hanno il compito di indirizzare agli uffici competenti sui servizi più specifici. In quanto ultimo anello nel processo di politica pubblica essi sono a diretto contatto con l'utenza e con la notevole eterogeneità di casi personali, difficilmente inquadrabili all'interno di rigidi protocolli d'azione. Gli operatori costituiscono, pertanto, la street level bureaucracy nelle politiche di integrazione rivolte agli immigrati e, come tali, spesso si trovano nella condizione di svolgere un vero e proprio ruolo di policy maker. Attraverso i dati di due ricerche empiriche condotte in Italia negli uffici stranieri di alcuni comuni e in enti del terzo settore, il saggio punta a mostrare come la discrezionalità interpretativa di tali operatori, che in altri contesti ha un impatto restrittivo e peggiorativo delle disposizioni legislative -attraverso l’uso di un potere discrezionale di classificazione, inquadramento dei casi, scelte applicative di norme generali e astratte rispetto alle situazioni concrete e individuali - qui tende invece ad assumere il significato di uno sforzo di apertura e di allargamento delle opportunità di inclusione. A tal fine, viene tracciato un identikit dell'operatore di servizio per gli immigrati, cercando di mettere in luce gli elementi di similarità e difformità rispetto al modello di burocrate di strada introdotto da Lipsky.

l ruolo di policymaking svolto dagli operatori dei servizi per gli immigrati

CAMPOMORI, Francesca
2007

Abstract

Gli operatori nei servizi per gli immigrati svolgono un'attività rilevante nel rapporto con l'utenza, che hanno il compito di indirizzare agli uffici competenti sui servizi più specifici. In quanto ultimo anello nel processo di politica pubblica essi sono a diretto contatto con l'utenza e con la notevole eterogeneità di casi personali, difficilmente inquadrabili all'interno di rigidi protocolli d'azione. Gli operatori costituiscono, pertanto, la street level bureaucracy nelle politiche di integrazione rivolte agli immigrati e, come tali, spesso si trovano nella condizione di svolgere un vero e proprio ruolo di policy maker. Attraverso i dati di due ricerche empiriche condotte in Italia negli uffici stranieri di alcuni comuni e in enti del terzo settore, il saggio punta a mostrare come la discrezionalità interpretativa di tali operatori, che in altri contesti ha un impatto restrittivo e peggiorativo delle disposizioni legislative -attraverso l’uso di un potere discrezionale di classificazione, inquadramento dei casi, scelte applicative di norme generali e astratte rispetto alle situazioni concrete e individuali - qui tende invece ad assumere il significato di uno sforzo di apertura e di allargamento delle opportunità di inclusione. A tal fine, viene tracciato un identikit dell'operatore di servizio per gli immigrati, cercando di mettere in luce gli elementi di similarità e difformità rispetto al modello di burocrate di strada introdotto da Lipsky.
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