Questo lungo saggio esamina l’evoluzione del movimento “regionalista” siberiano (oblastničestvo) tra la metà del XIX secolo e la rivoluzione del 1905, sottolineando le relazioni di tale fenomeno proto-nazionalista con la dinamica delle politiche e delle rappresentazioni culturali del centro imperiale nei confronti della Russia asiatica. L’analisi prende spunto dal suggerimento di Franco Venturi di vedere nel regionalismo siberiano “un’ideologia dell’intelligencija provinciale” parallela alla formazione del populismo russo. Gli oblastniki condivisero molti aspetti culturali e psicologici del socialismo russo, compreso il concetto di “servizio”, ma a differenza del populismo articolarono la propria costruzione identitaria sulla base di definizioni territoriali (“regione” o “colonia”) piuttosto che etno-sociologiche come quella di narod. Il regionalismo si sviluppò con una periodizzazione simile a quella del populismo, ma iniziò a divergere da quest’ultimo negli anni ’70 dell’Ottocento. Invece di approdare alla radicalizzazione rivoluzionaria, i regionalisti assunsero posizioni di collaborazione critica nei confronti del governo zarista, soprattutto nei primi anni del regno di Alessandro III, e si fecero promotori di alcune delle politiche di sviluppo regionale poi adottate con sistematicità nei decenni seguenti. Più che nella sostanza delle politiche, ad esempio la costruzione ferroviaria e la promozione delle migrazioni, il confronto tra regionalismo e centro imperiale verteva sulla leadership dello sviluppo regionale. Si manifestava nell’alternativa tra cooptazione subordinata dell’intelligencija provinciale nel progetto di costruzione imperiale del territorio, da un lato, e rivendicazione di un ruolo di direzione politico-ideologica da parte degli intellettuali provinciali, dall’altro. Più che un movimento anticoloniale, il regionalismo espresse una visione concorrenziale di quello stesso progetto di colonizzazione della Russia asiatica elaborato dal centro pietroburghese. La successiva radicalizzazione del movimento alla vigilia del 1905 fu soprattutto il frutto della marginalizzazione di questi intellettuali locali a seguito delle politiche più ambiziose di trasformazione territoriale iniziate con la costruzione della Transiberiana.

Il regionalismo siberiano nel contesto imperiale russo (1855 - 1905)

MASOERO, Alberto
2004

Abstract

Questo lungo saggio esamina l’evoluzione del movimento “regionalista” siberiano (oblastničestvo) tra la metà del XIX secolo e la rivoluzione del 1905, sottolineando le relazioni di tale fenomeno proto-nazionalista con la dinamica delle politiche e delle rappresentazioni culturali del centro imperiale nei confronti della Russia asiatica. L’analisi prende spunto dal suggerimento di Franco Venturi di vedere nel regionalismo siberiano “un’ideologia dell’intelligencija provinciale” parallela alla formazione del populismo russo. Gli oblastniki condivisero molti aspetti culturali e psicologici del socialismo russo, compreso il concetto di “servizio”, ma a differenza del populismo articolarono la propria costruzione identitaria sulla base di definizioni territoriali (“regione” o “colonia”) piuttosto che etno-sociologiche come quella di narod. Il regionalismo si sviluppò con una periodizzazione simile a quella del populismo, ma iniziò a divergere da quest’ultimo negli anni ’70 dell’Ottocento. Invece di approdare alla radicalizzazione rivoluzionaria, i regionalisti assunsero posizioni di collaborazione critica nei confronti del governo zarista, soprattutto nei primi anni del regno di Alessandro III, e si fecero promotori di alcune delle politiche di sviluppo regionale poi adottate con sistematicità nei decenni seguenti. Più che nella sostanza delle politiche, ad esempio la costruzione ferroviaria e la promozione delle migrazioni, il confronto tra regionalismo e centro imperiale verteva sulla leadership dello sviluppo regionale. Si manifestava nell’alternativa tra cooptazione subordinata dell’intelligencija provinciale nel progetto di costruzione imperiale del territorio, da un lato, e rivendicazione di un ruolo di direzione politico-ideologica da parte degli intellettuali provinciali, dall’altro. Più che un movimento anticoloniale, il regionalismo espresse una visione concorrenziale di quello stesso progetto di colonizzazione della Russia asiatica elaborato dal centro pietroburghese. La successiva radicalizzazione del movimento alla vigilia del 1905 fu soprattutto il frutto della marginalizzazione di questi intellettuali locali a seguito delle politiche più ambiziose di trasformazione territoriale iniziate con la costruzione della Transiberiana.
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