Lo studio comparativo dei sistemi pronominali delle lingue europee (germaniche, romanze, slave) ha evidenziato pronomi dal comportamento “eccezionale” che non rientrano né nella categoria dei clitici né nella categoria dei forti. Ciò ha condotto alla proposta di una terza categoria, chiamata “debole” (Cardinaletti & Starke 1999). La nuova categoria spiega inoltre comportamenti “eccezionali” di altri elementi grammaticali (ad es. avverbiali, dimostrativi, quantificatori, ecc.). La categoria “debole” non solo permette una migliore comprensione del comportamento sincronico dei sistemi pronominali. Permette di categorizzare i pronomi atoni del latino, che non sono clitici sul verbo (Salvi 2001), e di comprendere la nascita dei pronomi clitici romanzi come un indebolimento ulteriore di quella categoria, da debole a clitica. Tracce di pronomi deboli sono d’altra parte ancora presenti in italiano antico (Cardinaletti 2010). Dati dalla patologia e dall’acquisizione portano ulteriore sostegno all’ipotesi dell’esistenza di una terza categoria di pronomi. Pazienti afasici veneti, che non hanno accesso ai clitici soggetto delle loro varietà dialettali a causa del deficit, producono pronomi soggetto deboli (Chinellato 2003), costruiti secondo le regole morfologiche della categoria. Bambini italiani di scuola primaria, che non producono il pronome dativo loro perché appartenente al registro formale che non hanno ancora acquisito, sono in grado di riconoscerne le restrizioni sintattiche, che non sono descritte nelle grammatiche e che non possono pertanto essere oggetto di insegnamento esplicito (Cardinaletti 2004b). Senza la categoria “debole”, i comportamenti simili osservati in lingue diverse nel tempo e nello spazio sarebbero eccezionali o del tutto accidentali.
Né forte né clitico: per la categoria linguistica “debole”
Anna Cardinaletti
2026
Abstract
Lo studio comparativo dei sistemi pronominali delle lingue europee (germaniche, romanze, slave) ha evidenziato pronomi dal comportamento “eccezionale” che non rientrano né nella categoria dei clitici né nella categoria dei forti. Ciò ha condotto alla proposta di una terza categoria, chiamata “debole” (Cardinaletti & Starke 1999). La nuova categoria spiega inoltre comportamenti “eccezionali” di altri elementi grammaticali (ad es. avverbiali, dimostrativi, quantificatori, ecc.). La categoria “debole” non solo permette una migliore comprensione del comportamento sincronico dei sistemi pronominali. Permette di categorizzare i pronomi atoni del latino, che non sono clitici sul verbo (Salvi 2001), e di comprendere la nascita dei pronomi clitici romanzi come un indebolimento ulteriore di quella categoria, da debole a clitica. Tracce di pronomi deboli sono d’altra parte ancora presenti in italiano antico (Cardinaletti 2010). Dati dalla patologia e dall’acquisizione portano ulteriore sostegno all’ipotesi dell’esistenza di una terza categoria di pronomi. Pazienti afasici veneti, che non hanno accesso ai clitici soggetto delle loro varietà dialettali a causa del deficit, producono pronomi soggetto deboli (Chinellato 2003), costruiti secondo le regole morfologiche della categoria. Bambini italiani di scuola primaria, che non producono il pronome dativo loro perché appartenente al registro formale che non hanno ancora acquisito, sono in grado di riconoscerne le restrizioni sintattiche, che non sono descritte nelle grammatiche e che non possono pertanto essere oggetto di insegnamento esplicito (Cardinaletti 2004b). Senza la categoria “debole”, i comportamenti simili osservati in lingue diverse nel tempo e nello spazio sarebbero eccezionali o del tutto accidentali.| File | Dimensione | Formato | |
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