Seconda colonia americana, dopo gli Stati Uniti, ad aver ottenuto l’indipendenza (1 gennaio 1804) e prima repubblica nera al mondo, Haiti pagò a caro prezzo la propria libertà. Se durante la colonizzazione l’isola aveva costituito la principale fonte economica dell’impero francese e il centro culturale più importante dei Caraibi, dopo l’indipendenza il paese si ritrovò ad affrontare un isolamento forzato, di tipo commerciale e politico, impostogli dalle grandi potenze mondiali: Francia e Inghilterra, che proprio nell’Ottocento avrebbero espanso e rafforzato il loro impero a livello globale, non potevano permettersi che gli ideali rivoluzionari che avevano guidato la ribellione haitiana si diffondessero nel resto delle colonie; gli Stati Uniti non erano pronti, a inizio secolo, ad accogliere un paese, fondato da neri, che aveva abolito la schiavitù. Ciò condusse a una vera e propria campagna di delegittimazione culturale da parte della stampa europea, che presentava Haiti come un paradiso naturale in balia di un popolo di primitivi che non era in grado di autogovernarsi. Queste dinamiche ebbero un forte impatto sulle opere dei primi romanzieri haitiani, combattuti tra il desiderio di trovare una propria identità artistica e la necessità di vedere riconosciuto il proprio valore letterario al di fuori dei confini nazionali, in particolare da quella Francia che, malgrado tutto, restava il modello culturale di riferimento. Focalizzandosi sulla rappresentazione del paesaggio in tre romanzi dell’Ottocento, questo intervento cercherà di dimostrare come questa segregazione ai margini culturali e geografici della Francofonia sia stata in realtà un’occasione per gli scrittori haitiani di descrivere la loro isola con la loro voce, secondo criteri del tutto innovativi rispetto a quelli metropolitani. Paradossalmente, sarà proprio questo elemento di novità – certo acerbo nella produzione ottocentesca, ma comunque presente – a far uscire Haiti dall’isolamento culturale e a riposizionarla nel panorama letterario internazionale come una delle letterature francofone più prolifiche e originali di tutto il Novecento.

Ritratti d’Haiti. Rappresentazione del paesaggio e appropriazione letteraria nei primi romanzi haitiani dell’Ottocento

Silvia BORASO
2026

Abstract

Seconda colonia americana, dopo gli Stati Uniti, ad aver ottenuto l’indipendenza (1 gennaio 1804) e prima repubblica nera al mondo, Haiti pagò a caro prezzo la propria libertà. Se durante la colonizzazione l’isola aveva costituito la principale fonte economica dell’impero francese e il centro culturale più importante dei Caraibi, dopo l’indipendenza il paese si ritrovò ad affrontare un isolamento forzato, di tipo commerciale e politico, impostogli dalle grandi potenze mondiali: Francia e Inghilterra, che proprio nell’Ottocento avrebbero espanso e rafforzato il loro impero a livello globale, non potevano permettersi che gli ideali rivoluzionari che avevano guidato la ribellione haitiana si diffondessero nel resto delle colonie; gli Stati Uniti non erano pronti, a inizio secolo, ad accogliere un paese, fondato da neri, che aveva abolito la schiavitù. Ciò condusse a una vera e propria campagna di delegittimazione culturale da parte della stampa europea, che presentava Haiti come un paradiso naturale in balia di un popolo di primitivi che non era in grado di autogovernarsi. Queste dinamiche ebbero un forte impatto sulle opere dei primi romanzieri haitiani, combattuti tra il desiderio di trovare una propria identità artistica e la necessità di vedere riconosciuto il proprio valore letterario al di fuori dei confini nazionali, in particolare da quella Francia che, malgrado tutto, restava il modello culturale di riferimento. Focalizzandosi sulla rappresentazione del paesaggio in tre romanzi dell’Ottocento, questo intervento cercherà di dimostrare come questa segregazione ai margini culturali e geografici della Francofonia sia stata in realtà un’occasione per gli scrittori haitiani di descrivere la loro isola con la loro voce, secondo criteri del tutto innovativi rispetto a quelli metropolitani. Paradossalmente, sarà proprio questo elemento di novità – certo acerbo nella produzione ottocentesca, ma comunque presente – a far uscire Haiti dall’isolamento culturale e a riposizionarla nel panorama letterario internazionale come una delle letterature francofone più prolifiche e originali di tutto il Novecento.
2026
Prospettive linguistiche e letterarie dell’isolamento
File in questo prodotto:
File Dimensione Formato  
Prospettive+linguistiche+e+letterarie+dell_isolamento.pdf

accesso aperto

Tipologia: Versione dell'editore
Licenza: Creative commons
Dimensione 20.83 MB
Formato Adobe PDF
20.83 MB Adobe PDF Visualizza/Apri

I documenti in ARCA sono protetti da copyright e tutti i diritti sono riservati, salvo diversa indicazione.

Utilizza questo identificativo per citare o creare un link a questo documento: https://hdl.handle.net/10278/5121331
Citazioni
  • ???jsp.display-item.citation.pmc??? ND
  • Scopus ND
  • ???jsp.display-item.citation.isi??? ND
social impact