Quando, nel 1873, fu inaugurata la prima Cast Court al Victoria and Albert Museum di Londra, i direttori dell’epoca difficilmente avrebberoimmaginato che le repliche di opere antiche, cosìcome i modelli tratti da rovine classiche o rinascimentali, avrebbero assunto nuova linfa vitale nella più attuale contemporaneità. Allora, a guidare la creazione di queste copie erano soprattutto esigenze di studio e un’idea di cultura liberale, destinata a una cerchia, in realtà, ristretta di fruitori; un progetto che oggi potremmo definire democratico, ma che all’epoca rimaneva limitato a specifiche categorie sociali. Oggi, quel gesto pionieristico trova una risonanza più ampia nella quale l’intento pedagogico si intreccia con quello conservativo e, talvolta, creativo, ampliando la portata e le possibilità dell’opera riprodotta. Questo cambiamento è reso possibile dall’emergere di nuove “materie” digitali, che permettono di plasmare gli antichi oggetti e di aprire scenari fino a poco tempo fa inimmaginabili. Il digitale, nelle sue molteplici forme di tecnologie, strumenti, linguaggi, modelli e discipline, sia informatiche sia umanistiche, diventa così la sostanza immateriale da cui prendono vita nuove riflessioni sull’arte e sul rapporto con l’antico.
UN GUSTO DI PROSSIMITÀ. LE DIGITAL CAST COURTS DEL VICTORIA AND ALBERT MUSEUM TRA CONSERVAZIONE, PARTECIPAZIONE E RIGENERAZIONE
Stefania De Vincentis
2026
Abstract
Quando, nel 1873, fu inaugurata la prima Cast Court al Victoria and Albert Museum di Londra, i direttori dell’epoca difficilmente avrebberoimmaginato che le repliche di opere antiche, cosìcome i modelli tratti da rovine classiche o rinascimentali, avrebbero assunto nuova linfa vitale nella più attuale contemporaneità. Allora, a guidare la creazione di queste copie erano soprattutto esigenze di studio e un’idea di cultura liberale, destinata a una cerchia, in realtà, ristretta di fruitori; un progetto che oggi potremmo definire democratico, ma che all’epoca rimaneva limitato a specifiche categorie sociali. Oggi, quel gesto pionieristico trova una risonanza più ampia nella quale l’intento pedagogico si intreccia con quello conservativo e, talvolta, creativo, ampliando la portata e le possibilità dell’opera riprodotta. Questo cambiamento è reso possibile dall’emergere di nuove “materie” digitali, che permettono di plasmare gli antichi oggetti e di aprire scenari fino a poco tempo fa inimmaginabili. Il digitale, nelle sue molteplici forme di tecnologie, strumenti, linguaggi, modelli e discipline, sia informatiche sia umanistiche, diventa così la sostanza immateriale da cui prendono vita nuove riflessioni sull’arte e sul rapporto con l’antico.| File | Dimensione | Formato | |
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