Il rapporto analizza l'andamento del dibattito pubblico sulla crisi climatica in Italia nel corso del 2024, esaminando la copertura dei media tradizionali, la comunicazione dei leader politici e la pressione pubblicitaria delle aziende inquinanti. La ricerca muove dall'ipotesi che la narrazione climatica stia subendo una fase di marginalizzazione strutturale, con il rischio che le politiche di transizione vengano percepite come un mero costo economico piuttosto che come una necessità sistemica. L'obiettivo è monitorare se e come i media connettano le politiche di neutralità carbonica alla realtà fisica del riscaldamento globale, denunciando eventuali storture comunicative. La metodologia adottata è un'analisi del contenuto quali-quantitativa applicata a un campione composto dai cinque principali quotidiani nazionali e dai sette TG generalisti in prima serata per l'intero anno 2024. Sono state inoltre analizzate le dichiarazioni dei principali leader politici riportate sui media e gli spazi pubblicitari acquistati dai settori a più alto impatto emissivo (oil & gas e automotive). Lo screening ha utilizzato una lista di parole chiave specifiche (es. "decarbonizzazione", "Green Deal", "emissioni") per misurare sia la presenza esplicita che quella implicita del tema climatico. I risultati rivelano una contrazione dell'attenzione: nel 2024, le notizie focalizzate centralmente sul clima sono diminuite del 47% sui quotidiani e del 45% nei TG rispetto all'anno precedente. Emerge un paradosso narrativo: sebbene si parli spesso di transizione, il 64% delle dichiarazioni politiche e circa due terzi degli articoli sulla decarbonizzazione non nominano mai esplicitamente la crisi climatica. Inoltre, le cause del riscaldamento rimangono invisibili: i combustibili fossili sono citati come responsabili solo nel 2-3% dei casi. Parallelamente, sono cresciute le narrative di resistenza ("backlash"), che descrivono le politiche green come "follie ideologiche" o minacce economiche. In conclusione, lo studio evidenzia una pericolosa scissione tra le policy e la loro ragione d'essere ambientale. A questo si aggiunge la crescente occupazione degli spazi pubblicitari (1.284 inserzioni rilevate) da parte di aziende inquinanti che, pur mantenendo un core business fossile, promuovono claim di sostenibilità, influenzando potenzialmente l'agenda editoriale. Il rapporto sottolinea come, in assenza di un nesso causale chiaro tra combustibili fossili e crisi climatica, l'opinione pubblica fatichi a legittimare la transizione ecologica, ridotta a terreno di scontro ideologico e polarizzazione politica.
L'informazione sulla crisi climatica e la transizione ecologica nell'informazione in Italia. Anno 2024
Azzalini, Monia
;
2025
Abstract
Il rapporto analizza l'andamento del dibattito pubblico sulla crisi climatica in Italia nel corso del 2024, esaminando la copertura dei media tradizionali, la comunicazione dei leader politici e la pressione pubblicitaria delle aziende inquinanti. La ricerca muove dall'ipotesi che la narrazione climatica stia subendo una fase di marginalizzazione strutturale, con il rischio che le politiche di transizione vengano percepite come un mero costo economico piuttosto che come una necessità sistemica. L'obiettivo è monitorare se e come i media connettano le politiche di neutralità carbonica alla realtà fisica del riscaldamento globale, denunciando eventuali storture comunicative. La metodologia adottata è un'analisi del contenuto quali-quantitativa applicata a un campione composto dai cinque principali quotidiani nazionali e dai sette TG generalisti in prima serata per l'intero anno 2024. Sono state inoltre analizzate le dichiarazioni dei principali leader politici riportate sui media e gli spazi pubblicitari acquistati dai settori a più alto impatto emissivo (oil & gas e automotive). Lo screening ha utilizzato una lista di parole chiave specifiche (es. "decarbonizzazione", "Green Deal", "emissioni") per misurare sia la presenza esplicita che quella implicita del tema climatico. I risultati rivelano una contrazione dell'attenzione: nel 2024, le notizie focalizzate centralmente sul clima sono diminuite del 47% sui quotidiani e del 45% nei TG rispetto all'anno precedente. Emerge un paradosso narrativo: sebbene si parli spesso di transizione, il 64% delle dichiarazioni politiche e circa due terzi degli articoli sulla decarbonizzazione non nominano mai esplicitamente la crisi climatica. Inoltre, le cause del riscaldamento rimangono invisibili: i combustibili fossili sono citati come responsabili solo nel 2-3% dei casi. Parallelamente, sono cresciute le narrative di resistenza ("backlash"), che descrivono le politiche green come "follie ideologiche" o minacce economiche. In conclusione, lo studio evidenzia una pericolosa scissione tra le policy e la loro ragione d'essere ambientale. A questo si aggiunge la crescente occupazione degli spazi pubblicitari (1.284 inserzioni rilevate) da parte di aziende inquinanti che, pur mantenendo un core business fossile, promuovono claim di sostenibilità, influenzando potenzialmente l'agenda editoriale. Il rapporto sottolinea come, in assenza di un nesso causale chiaro tra combustibili fossili e crisi climatica, l'opinione pubblica fatichi a legittimare la transizione ecologica, ridotta a terreno di scontro ideologico e polarizzazione politica.| File | Dimensione | Formato | |
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