Il rapporto presenta i risultati di una ricerca sulla narrazione della violenza maschile contro le donne nel dibattito politico e la sua ricezione nell'opinione pubblica italiana tra l'agosto 2023 e il luglio 2024. La ricerca, promossa da Action Aid e realizzata dall'Osservatorio di Pavia e B2Research, parte dall'ipotesi che esista un divario tra l'urgenza dichiarata dalla politica in momenti di forte risonanza emotiva (come il femminicidio di Giulia Cecchettin) e l'effettiva priorità strutturale assegnata al tema nelle agende quotidiane. L'obiettivo è comprendere come i rappresentanti istituzionali utilizzino i social media per veicolare proposte e definizioni del fenomeno, e se tali narrazioni siano allineate alla percezione e alle esperienze dirette della cittadinanza. La metodologia integra due approcci distinti: un'analisi quali-quantitativa dei contenuti social e un'indagine demoscopica. La prima parte ha esaminato 1.977 post su Facebook e 1.738 su Instagram pubblicati da 549 esponenti di Governo, Parlamento, Presidenti di Regione e delle principali città italiane , monitorando parole chiave specifiche e "frame" narrativi. La seconda parte ha coinvolto un campione rappresentativo di 1.000 persone attraverso rilevazioni CAWI, indagando la consapevolezza, le fonti di informazione e il vissuto personale rispetto alla violenza di genere. I risultati rivelano una comunicazione politica intermittente e spesso superficiale: i post sulla violenza rappresentano appena l'1,2% del totale su Facebook e l'1,5% su Instagram. Emerge un marcato divario di genere, con le donne elette che pubblicano circa due terzi dei contenuti complessivi (63-64%). Sebbene vi sia una convergenza bipartisan su termini come "piaga strutturale", circa il 10% dei messaggi risulta fuorviante, esternalizzando il problema o confondendo prevenzione e protezione. Sul fronte dell'opinione pubblica, il 92% della popolazione si sente informato, ma l'80% giudica le attuali politiche insufficienti. In conclusione, il rapporto evidenzia una discordanza critica: mentre la politica reagisce ai picchi di cronaca, i dati del vissuto personale mostrano un fenomeno pervasivo, con il 36% delle donne che dichiara di aver subito violenza (picco del 57% tra le Under 25). Lo studio sottolinea la necessità di una comunicazione istituzionale più competente e meno episodica, capace di affrontare le radici culturali e patriarcali della violenza oltre la logica dell'emergenza o della sicurezza pubblica.
OLTRE LE PAROLE. Narrazione politica e percezione pubblica sulla violenza contro le donne
Azzalini, Monia
;
2024
Abstract
Il rapporto presenta i risultati di una ricerca sulla narrazione della violenza maschile contro le donne nel dibattito politico e la sua ricezione nell'opinione pubblica italiana tra l'agosto 2023 e il luglio 2024. La ricerca, promossa da Action Aid e realizzata dall'Osservatorio di Pavia e B2Research, parte dall'ipotesi che esista un divario tra l'urgenza dichiarata dalla politica in momenti di forte risonanza emotiva (come il femminicidio di Giulia Cecchettin) e l'effettiva priorità strutturale assegnata al tema nelle agende quotidiane. L'obiettivo è comprendere come i rappresentanti istituzionali utilizzino i social media per veicolare proposte e definizioni del fenomeno, e se tali narrazioni siano allineate alla percezione e alle esperienze dirette della cittadinanza. La metodologia integra due approcci distinti: un'analisi quali-quantitativa dei contenuti social e un'indagine demoscopica. La prima parte ha esaminato 1.977 post su Facebook e 1.738 su Instagram pubblicati da 549 esponenti di Governo, Parlamento, Presidenti di Regione e delle principali città italiane , monitorando parole chiave specifiche e "frame" narrativi. La seconda parte ha coinvolto un campione rappresentativo di 1.000 persone attraverso rilevazioni CAWI, indagando la consapevolezza, le fonti di informazione e il vissuto personale rispetto alla violenza di genere. I risultati rivelano una comunicazione politica intermittente e spesso superficiale: i post sulla violenza rappresentano appena l'1,2% del totale su Facebook e l'1,5% su Instagram. Emerge un marcato divario di genere, con le donne elette che pubblicano circa due terzi dei contenuti complessivi (63-64%). Sebbene vi sia una convergenza bipartisan su termini come "piaga strutturale", circa il 10% dei messaggi risulta fuorviante, esternalizzando il problema o confondendo prevenzione e protezione. Sul fronte dell'opinione pubblica, il 92% della popolazione si sente informato, ma l'80% giudica le attuali politiche insufficienti. In conclusione, il rapporto evidenzia una discordanza critica: mentre la politica reagisce ai picchi di cronaca, i dati del vissuto personale mostrano un fenomeno pervasivo, con il 36% delle donne che dichiara di aver subito violenza (picco del 57% tra le Under 25). Lo studio sottolinea la necessità di una comunicazione istituzionale più competente e meno episodica, capace di affrontare le radici culturali e patriarcali della violenza oltre la logica dell'emergenza o della sicurezza pubblica.| File | Dimensione | Formato | |
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