Quarto rapporto dell'Osservatorio di Pavia per Greenpeace Italia sulla crisi climatica nell'informazione italiana. La ricerca muove dalla consapevolezza che i media esercitino una funzione cruciale di gatekeeping e framing, orientando la percezione pubblica sulla legittimità e l’urgenza delle politiche di decarbonizzazione. L’obiettivo principale è verificare la coerenza tra l’urgenza segnalata dalla comunità scientifica e la copertura informativa, indagando se il racconto giornalistico favorisca una comprensione sistemica del fenomeno o se si limiti a fare da cassa di risonanza alla polarizzazione politica e alle narrative di resistenza alla transizione. La metodologia si fonda su un approccio quali-quantitativo di tipo longitudinale. L’analisi ha riguardato un campione composto dai cinque quotidiani nazionali a maggiore diffusione e dalle edizioni di prima serata dei sette principali telegiornali generalisti per l’intero anno 2025. Attraverso una scheda di rilevazione strutturata e l'uso di parole chiave specifiche, sono state esaminate variabili relative ai frame narrativi, alla citazione delle cause e delle conseguenze del riscaldamento globale, alla selezione delle fonti e alla presenza di argomentazioni critiche verso le azioni di mitigazione. I risultati evidenziano un trend di marginalizzazione strutturale del tema: nel 2025 la copertura della crisi climatica ha registrato una decrescita significativa, con una diminuzione delle notizie dedicate del 26,1% sui quotidiani e di oltre il 50% nei TG rispetto al quadriennio precedente. Emerge una netta prevalenza di temi economico-politici legati alla governance e al sistema produttivo, a discapito degli aspetti scientifici e sociali. In particolare, si rileva una preoccupante "invisibilità" delle cause: solo il 13% circa dei contenuti cita le ragioni del riscaldamento globale, e i combustibili fossili sono indicati come responsabili solo nel 2-3% dei casi. Parallelamente, sono aumentate le narrative di resistenza alla transizione, focalizzate prevalentemente sui danni economici per le imprese. L'analisi mette infine in luce un disallineamento critico: a fronte della contrazione dello spazio editoriale, si osserva una presenza massiccia e crescente di inserzioni pubblicitarie da parte di aziende ad alta intensità emissiva (settore fossile e automotive), che ricorrono ampiamente a narrazioni improntate alla sostenibilità. Lo studio conclude che l'informazione italiana fatica a mantenere una dimensione strutturale sul clima, favorendo una logica emergenziale o strumentale al dibattito politico, e suggerisce l'esigenza di una maggiore trasparenza sulle condizioni strutturali e sui ricavi pubblicitari che influenzano la qualità e la continuità del giornalismo ambientale.
La crisi climatica e la transizione ecologica nei quotidiani e nei TG italiani
Azzalini, Monia
;
2026
Abstract
Quarto rapporto dell'Osservatorio di Pavia per Greenpeace Italia sulla crisi climatica nell'informazione italiana. La ricerca muove dalla consapevolezza che i media esercitino una funzione cruciale di gatekeeping e framing, orientando la percezione pubblica sulla legittimità e l’urgenza delle politiche di decarbonizzazione. L’obiettivo principale è verificare la coerenza tra l’urgenza segnalata dalla comunità scientifica e la copertura informativa, indagando se il racconto giornalistico favorisca una comprensione sistemica del fenomeno o se si limiti a fare da cassa di risonanza alla polarizzazione politica e alle narrative di resistenza alla transizione. La metodologia si fonda su un approccio quali-quantitativo di tipo longitudinale. L’analisi ha riguardato un campione composto dai cinque quotidiani nazionali a maggiore diffusione e dalle edizioni di prima serata dei sette principali telegiornali generalisti per l’intero anno 2025. Attraverso una scheda di rilevazione strutturata e l'uso di parole chiave specifiche, sono state esaminate variabili relative ai frame narrativi, alla citazione delle cause e delle conseguenze del riscaldamento globale, alla selezione delle fonti e alla presenza di argomentazioni critiche verso le azioni di mitigazione. I risultati evidenziano un trend di marginalizzazione strutturale del tema: nel 2025 la copertura della crisi climatica ha registrato una decrescita significativa, con una diminuzione delle notizie dedicate del 26,1% sui quotidiani e di oltre il 50% nei TG rispetto al quadriennio precedente. Emerge una netta prevalenza di temi economico-politici legati alla governance e al sistema produttivo, a discapito degli aspetti scientifici e sociali. In particolare, si rileva una preoccupante "invisibilità" delle cause: solo il 13% circa dei contenuti cita le ragioni del riscaldamento globale, e i combustibili fossili sono indicati come responsabili solo nel 2-3% dei casi. Parallelamente, sono aumentate le narrative di resistenza alla transizione, focalizzate prevalentemente sui danni economici per le imprese. L'analisi mette infine in luce un disallineamento critico: a fronte della contrazione dello spazio editoriale, si osserva una presenza massiccia e crescente di inserzioni pubblicitarie da parte di aziende ad alta intensità emissiva (settore fossile e automotive), che ricorrono ampiamente a narrazioni improntate alla sostenibilità. Lo studio conclude che l'informazione italiana fatica a mantenere una dimensione strutturale sul clima, favorendo una logica emergenziale o strumentale al dibattito politico, e suggerisce l'esigenza di una maggiore trasparenza sulle condizioni strutturali e sui ricavi pubblicitari che influenzano la qualità e la continuità del giornalismo ambientale.| File | Dimensione | Formato | |
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