Questo contributo su libro presenta un'analisi del tema della povertà nei media italiani. La ricerca, che costituisce il cuore del volume promosso dalla Caritas italiana, muove dalla consapevolezza che la povertà non sia solo una condizione di deprivazione economica, ma un insieme complesso di mancanze che interessano la sfera abitativa, lavorativa, educativa, sanitaria e relazionale. L’obiettivo principale è verificare quanto e come i media italiani — nello specifico telegiornali, talk show e profili social di giornalisti influenti — contribuiscano alla costruzione del dibattito sul tema, identificando i frame prevalenti, i gruppi sociali rappresentati e l’eventuale presenza di stereotipi. Sotto il profilo metodologico, lo studio adotta un approccio quali-quantitativo analizzando un ampio corpus di dati raccolti tra il 15 settembre 2024 e il 15 giugno 2025. Il campione include le edizioni di prima serata dei sette principali telegiornali nazionali, 18 programmi di talk show e i post pubblicati su Facebook dai giornalisti più seguiti. Per l'analisi dei dati sono stati impiegati strumenti di indicizzazione tematica, schede di rilevazione ad hoc e software per l'analisi testuale (Iramuteq), al fine di mappare le classi semantiche e le relazioni tra i diversi concetti associati all'indigenza. I risultati evidenziano come la povertà sia un tema marginale e discontinuo nell'agenda mediatica: occupa solo il 2% delle notizie nei TG, il 6% delle puntate dei talk show e meno dell’1% dei post sui social media. La copertura è prevalentemente episodica, legata a picchi di attenzione in corrispondenza di eventi simbolici, ricorrenze religiose (particolarmente rilevante la figura del Pontefice) o scadenze legislative. Emerge una netta prevalenza del frame politico-economico, in cui la povertà è strumentale allo scontro tra partiti, e di quello solidaristico-caritatevole, spesso privo di un inquadramento statistico o empirico rigoroso. L'indagine rileva inoltre una distorsione nelle rappresentazioni: mentre la povertà relativa trova spazio nel dibattito sulle politiche di welfare, la povertà estrema viene spesso relegata a una cornice securitaria che la associa a degrado urbano e criminalità, alimentando stigmatizzazione e stereotipi. Infine, si riscontra una forte gerarchia delle fonti: il discorso sulla povertà è dominato da esponenti politici e opinionisti, mentre restano ai margini le voci delle persone in stato di bisogno, degli esperti e degli operatori di prossimità, confermando una narrazione che tende a parlare "dei" poveri piuttosto che "con" i poveri. In conclusione, il saggio sottolinea l'urgenza di un'informazione più consapevole e continuativa, capace di restituire la complessità del fenomeno oltre la cronaca o la propaganda.
La povertà dei media. Il racconto delle povertà nei telegiornali, nei talk show e nei social
Azzalini, Monia
;
2026
Abstract
Questo contributo su libro presenta un'analisi del tema della povertà nei media italiani. La ricerca, che costituisce il cuore del volume promosso dalla Caritas italiana, muove dalla consapevolezza che la povertà non sia solo una condizione di deprivazione economica, ma un insieme complesso di mancanze che interessano la sfera abitativa, lavorativa, educativa, sanitaria e relazionale. L’obiettivo principale è verificare quanto e come i media italiani — nello specifico telegiornali, talk show e profili social di giornalisti influenti — contribuiscano alla costruzione del dibattito sul tema, identificando i frame prevalenti, i gruppi sociali rappresentati e l’eventuale presenza di stereotipi. Sotto il profilo metodologico, lo studio adotta un approccio quali-quantitativo analizzando un ampio corpus di dati raccolti tra il 15 settembre 2024 e il 15 giugno 2025. Il campione include le edizioni di prima serata dei sette principali telegiornali nazionali, 18 programmi di talk show e i post pubblicati su Facebook dai giornalisti più seguiti. Per l'analisi dei dati sono stati impiegati strumenti di indicizzazione tematica, schede di rilevazione ad hoc e software per l'analisi testuale (Iramuteq), al fine di mappare le classi semantiche e le relazioni tra i diversi concetti associati all'indigenza. I risultati evidenziano come la povertà sia un tema marginale e discontinuo nell'agenda mediatica: occupa solo il 2% delle notizie nei TG, il 6% delle puntate dei talk show e meno dell’1% dei post sui social media. La copertura è prevalentemente episodica, legata a picchi di attenzione in corrispondenza di eventi simbolici, ricorrenze religiose (particolarmente rilevante la figura del Pontefice) o scadenze legislative. Emerge una netta prevalenza del frame politico-economico, in cui la povertà è strumentale allo scontro tra partiti, e di quello solidaristico-caritatevole, spesso privo di un inquadramento statistico o empirico rigoroso. L'indagine rileva inoltre una distorsione nelle rappresentazioni: mentre la povertà relativa trova spazio nel dibattito sulle politiche di welfare, la povertà estrema viene spesso relegata a una cornice securitaria che la associa a degrado urbano e criminalità, alimentando stigmatizzazione e stereotipi. Infine, si riscontra una forte gerarchia delle fonti: il discorso sulla povertà è dominato da esponenti politici e opinionisti, mentre restano ai margini le voci delle persone in stato di bisogno, degli esperti e degli operatori di prossimità, confermando una narrazione che tende a parlare "dei" poveri piuttosto che "con" i poveri. In conclusione, il saggio sottolinea l'urgenza di un'informazione più consapevole e continuativa, capace di restituire la complessità del fenomeno oltre la cronaca o la propaganda.I documenti in ARCA sono protetti da copyright e tutti i diritti sono riservati, salvo diversa indicazione.



