Vorrei considerare tre casi rappresentativi di uno stato d’animo proprio dell’ultimo terzo dell’Ottocento francese: il conte di Lautréamont, Jules Laforgue e Guillaume Apollinaire, i quali rifiutano di consacrarsi alle emozioni convenzionali e ricorrono, in modo più o meno velato, a una discesa agli inferi ironica. Naturalmente, questi inferi non sono della stessa natura, e una parte di questa riflessione sarà dedicata a comprendere tanto le differenze quanto le rispettive estensioni del mito in ciascuno dei tre autori. Inoltre, l’ironia cambierà di portata: sarà talvolta aggressiva, talvolta dolce o persino giocosa, talvolta ancora segno di distanza, semplicemente e fondamentalmente malinconica. Mi interrogherò più in particolare su questo rovesciamento di valori che converte la paura in riso e la serietà in derisione. È forse un semplice segno dei tempi, o una presa di posizione nei confronti di una tradizione che ha inculcato durevolmente uno schema mitologico e simbolico inamovibile? Nei nostri tre autori, il dialogo con il racconto tradizionale è costante; esso è un modello conosciuto e, come ogni cosa imparata al liceo, degno di scherno o, almeno, di ironia.
Catabasi ironiche: Laforgue, Lautréamont, Apollinaire
Zanetta, J.
In corso di stampa
Abstract
Vorrei considerare tre casi rappresentativi di uno stato d’animo proprio dell’ultimo terzo dell’Ottocento francese: il conte di Lautréamont, Jules Laforgue e Guillaume Apollinaire, i quali rifiutano di consacrarsi alle emozioni convenzionali e ricorrono, in modo più o meno velato, a una discesa agli inferi ironica. Naturalmente, questi inferi non sono della stessa natura, e una parte di questa riflessione sarà dedicata a comprendere tanto le differenze quanto le rispettive estensioni del mito in ciascuno dei tre autori. Inoltre, l’ironia cambierà di portata: sarà talvolta aggressiva, talvolta dolce o persino giocosa, talvolta ancora segno di distanza, semplicemente e fondamentalmente malinconica. Mi interrogherò più in particolare su questo rovesciamento di valori che converte la paura in riso e la serietà in derisione. È forse un semplice segno dei tempi, o una presa di posizione nei confronti di una tradizione che ha inculcato durevolmente uno schema mitologico e simbolico inamovibile? Nei nostri tre autori, il dialogo con il racconto tradizionale è costante; esso è un modello conosciuto e, come ogni cosa imparata al liceo, degno di scherno o, almeno, di ironia.I documenti in ARCA sono protetti da copyright e tutti i diritti sono riservati, salvo diversa indicazione.



