La traduzione di Giampaolo Anderlini e il commento di Luigi Rigazzi sono una coraggiosa sfida ermeneutica, direi una scommessa, rivolta al libro di gran lunga più problematico e oscuro della Bibbia ebraica. Il libro di Giobbe, nella forma distorta in cui ci è giunto, resta importante come «riflessione sul mistero infinito e trascendente di Dio», come l’ha definito Gianfranco Ravasi (qui citato a proposito del v. 21,22). Ma una sua comprensione letteraria e teologica che sia piena, non solamente ipotetica, o almeno non troppo intorbidata dagli incidenti in cui il libro è incorso nel suo cammino attraverso i millenni (se non anche dalle ambiguità che si portava forse dietro fin dall’origine), è, credo, virtualmente impossibile da raggiungere.
Prefazione
Piero Capelli
2026
Abstract
La traduzione di Giampaolo Anderlini e il commento di Luigi Rigazzi sono una coraggiosa sfida ermeneutica, direi una scommessa, rivolta al libro di gran lunga più problematico e oscuro della Bibbia ebraica. Il libro di Giobbe, nella forma distorta in cui ci è giunto, resta importante come «riflessione sul mistero infinito e trascendente di Dio», come l’ha definito Gianfranco Ravasi (qui citato a proposito del v. 21,22). Ma una sua comprensione letteraria e teologica che sia piena, non solamente ipotetica, o almeno non troppo intorbidata dagli incidenti in cui il libro è incorso nel suo cammino attraverso i millenni (se non anche dalle ambiguità che si portava forse dietro fin dall’origine), è, credo, virtualmente impossibile da raggiungere.| File | Dimensione | Formato | |
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