Il settore automotive italiano è stato caratterizzato anche nel corso del 2025 da un’ulteriore riduzione dei volumi produttivi che già alla fine del terzo trimestre se-gnavano un crollo a poco più di 265 mila veicoli (inclusi quelli commerciali leggeri) pari al 31,5% in meno rispetto allo stesso dato alla fine del terzo trimestre 2024. Que-sta riduzione dei volumi di auto e VCL si è accompagnata ancora nel corso dell’anno a nuovi incentivi alle dimissioni volontarie per i dipendenti del Gruppo che condur-ranno alla fine del 2025 a un livello abbondantemente sotto i 40 mila dipendenti. Fa eccezione, ma in modo del tutto ininfluente, l’annuncio recente del ricorso a 400 la-voratori in somministrazione presso lo stabilimento Mirafiori in previsione dell’avvio della produzione della 500 ibrida. La riduzione dei volumi di Stellantis in tutti gli stabilimenti, compresi Pomigliano e Sevel di Atessa, ha avuto conseguenze dirette a cascata sugli indotti di primo livello e sul resto della catena di fornitura, in particolare nelle attività di logistica e sequen-ziamento (ma non solo) che in molti casi sono state re-internalizzate negli stabili-menti Stellantis con la conseguenza di un maggiore ricorso agli ammortizzatori so-ciali e nella situazione peggiore all’apertura delle procedure di licenziamento collet-tivo. Solo nell’area di crisi complessa, come la provincia di Torino o a Melfi, la norma-tiva sta consentendo di fare ricorso a risorse aggiuntive e misure in deroga tra CIG e Fondo di Solidarietà. Il dato più negativo sul piano delle variazioni occupazionali at-tese emerge, dunque, in misura più evidente tra i fornitori legati a Stellantis, ma è l’insieme della filiera che sta risentendo di un quadro incerto sul piano della produ-zione automotive nel complesso dei paesi europei. In questa direzione l’allargamento ulteriore della rete di fornitura estera, anche se le importazioni dal Nord Africa risultano ancora contenute, rappresenta una minaccia ulteriore al già debole quadro dei volumi produttivi e della richiesta ulteriore di abbassamento dei prezzi accordati ai fornitori. Accanto ad un quadro occupazionale più in sofferenza legato per l’appunto ai forni-tori più esposti in termini di fatturato nei confronti di Stellantis, sembra emergere tuttavia sempre di più una tendenza – certo non nuova ma sicuramente maggior-mente presente – di una parte delle imprese a diversificare il portafoglio clienti e quei prodotti, due strategie che stanno consentendo di ridurre il ricorso agli ammor-tizzatori e a mantenere, lì dove possibile invariati i livelli occupazionali. Queste azio-ni, tuttavia, non stanno evitando anche tra le aziende della componentistica la diffu-sione di incentivi alle dimissioni anche se inferiori sul piano economico a quelle of-ferte da Stellantis.

4 • Occupazione e fabbisogni professionali nel quadro dell’incerta transizione

Bubbico, Davide;Perez Almansi, Bruno
2026

Abstract

Il settore automotive italiano è stato caratterizzato anche nel corso del 2025 da un’ulteriore riduzione dei volumi produttivi che già alla fine del terzo trimestre se-gnavano un crollo a poco più di 265 mila veicoli (inclusi quelli commerciali leggeri) pari al 31,5% in meno rispetto allo stesso dato alla fine del terzo trimestre 2024. Que-sta riduzione dei volumi di auto e VCL si è accompagnata ancora nel corso dell’anno a nuovi incentivi alle dimissioni volontarie per i dipendenti del Gruppo che condur-ranno alla fine del 2025 a un livello abbondantemente sotto i 40 mila dipendenti. Fa eccezione, ma in modo del tutto ininfluente, l’annuncio recente del ricorso a 400 la-voratori in somministrazione presso lo stabilimento Mirafiori in previsione dell’avvio della produzione della 500 ibrida. La riduzione dei volumi di Stellantis in tutti gli stabilimenti, compresi Pomigliano e Sevel di Atessa, ha avuto conseguenze dirette a cascata sugli indotti di primo livello e sul resto della catena di fornitura, in particolare nelle attività di logistica e sequen-ziamento (ma non solo) che in molti casi sono state re-internalizzate negli stabili-menti Stellantis con la conseguenza di un maggiore ricorso agli ammortizzatori so-ciali e nella situazione peggiore all’apertura delle procedure di licenziamento collet-tivo. Solo nell’area di crisi complessa, come la provincia di Torino o a Melfi, la norma-tiva sta consentendo di fare ricorso a risorse aggiuntive e misure in deroga tra CIG e Fondo di Solidarietà. Il dato più negativo sul piano delle variazioni occupazionali at-tese emerge, dunque, in misura più evidente tra i fornitori legati a Stellantis, ma è l’insieme della filiera che sta risentendo di un quadro incerto sul piano della produ-zione automotive nel complesso dei paesi europei. In questa direzione l’allargamento ulteriore della rete di fornitura estera, anche se le importazioni dal Nord Africa risultano ancora contenute, rappresenta una minaccia ulteriore al già debole quadro dei volumi produttivi e della richiesta ulteriore di abbassamento dei prezzi accordati ai fornitori. Accanto ad un quadro occupazionale più in sofferenza legato per l’appunto ai forni-tori più esposti in termini di fatturato nei confronti di Stellantis, sembra emergere tuttavia sempre di più una tendenza – certo non nuova ma sicuramente maggior-mente presente – di una parte delle imprese a diversificare il portafoglio clienti e quei prodotti, due strategie che stanno consentendo di ridurre il ricorso agli ammor-tizzatori e a mantenere, lì dove possibile invariati i livelli occupazionali. Queste azio-ni, tuttavia, non stanno evitando anche tra le aziende della componentistica la diffu-sione di incentivi alle dimissioni anche se inferiori sul piano economico a quelle of-ferte da Stellantis.
2026
Osservatorio sulle trasformazioni dell’ecosistema automotive italiano 2025
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Utilizza questo identificativo per citare o creare un link a questo documento: https://hdl.handle.net/10278/5114048
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