Nel 2013 Giorgio Vasta attraversa gli Stati Uniti, da ovest a sud, alla ricerca di ghost town e spazi desertici, accompagnato da Giovanna Silva e dal fotografo Ramak Fazel. Da questo viaggio nasce "Absolutely Nothing. Storie e sparizioni nei deserti americani" (2016), opera che intreccia parola e immagine e trasforma l’esperienza odeporica in una riflessione sulla finzione come forma di verità. Il volume sovverte il patto autobiografico e si colloca in controtendenza rispetto al “ritorno alla realtà” post-11 settembre, esplorando il potenziale mitopoietico della narrativa. L’intervento analizza l’impatto di tale prospettiva sulla struttura e sui personaggi, in dialogo con la precedente produzione di Vasta (Il tempo materiale), e indaga i modelli di riferimento – da "America" di Kafka a "Underworld" di DeLillo – per delineare la visione dell’America proposta dall’autore.
La finzione materiale. Note su "Absolutely nothing" di Giorgio Vasta
Giacomo Carlesso
2025
Abstract
Nel 2013 Giorgio Vasta attraversa gli Stati Uniti, da ovest a sud, alla ricerca di ghost town e spazi desertici, accompagnato da Giovanna Silva e dal fotografo Ramak Fazel. Da questo viaggio nasce "Absolutely Nothing. Storie e sparizioni nei deserti americani" (2016), opera che intreccia parola e immagine e trasforma l’esperienza odeporica in una riflessione sulla finzione come forma di verità. Il volume sovverte il patto autobiografico e si colloca in controtendenza rispetto al “ritorno alla realtà” post-11 settembre, esplorando il potenziale mitopoietico della narrativa. L’intervento analizza l’impatto di tale prospettiva sulla struttura e sui personaggi, in dialogo con la precedente produzione di Vasta (Il tempo materiale), e indaga i modelli di riferimento – da "America" di Kafka a "Underworld" di DeLillo – per delineare la visione dell’America proposta dall’autore.I documenti in ARCA sono protetti da copyright e tutti i diritti sono riservati, salvo diversa indicazione.



