La collezione dei dipinti dell’Accademia di San Luca è stata oggetto di diverse campagne di restauro tra il 1931, anno della demolizione dell’antica sede al Foro Romano, e il 1958, quando ha termine anche la lunga e complessa vicenda del restauro del “San Luca di Raffaello”. La grande quantità di documenti emersa nel fondo novecentesco dell’Archivio Storico dell’Accademia testimonia l’affiorare e il perdurare di un animato dibattito intorno ai temi del restauro. Il testo analizza le convergenze e le divergenze che hanno caratterizzato il rapporto fra le posizioni assunte dagli accademici dell’istituzione romana e le istanze espresse da una parte da studiosi come Argan, Brandi e Longhi, considerati unitariamente, nonostante le peculiari convinzioni metodologiche, come esponenti di quel fronte critico che poneva il restauro al centro della riflessione sull’opera d’arte, e, dall’altra parte, da Pico Cellini, rappresentante di vertice di quella tradizione del restauro avvertita dagli accademici come più consentanea in quanto legata al fare artistico più che a speculazioni teoriche.

Restauri di dipinti nel Novecento. Le posizioni nell'Accademia di San Luca 1931-1958

Ventra, Stefania
2014

Abstract

La collezione dei dipinti dell’Accademia di San Luca è stata oggetto di diverse campagne di restauro tra il 1931, anno della demolizione dell’antica sede al Foro Romano, e il 1958, quando ha termine anche la lunga e complessa vicenda del restauro del “San Luca di Raffaello”. La grande quantità di documenti emersa nel fondo novecentesco dell’Archivio Storico dell’Accademia testimonia l’affiorare e il perdurare di un animato dibattito intorno ai temi del restauro. Il testo analizza le convergenze e le divergenze che hanno caratterizzato il rapporto fra le posizioni assunte dagli accademici dell’istituzione romana e le istanze espresse da una parte da studiosi come Argan, Brandi e Longhi, considerati unitariamente, nonostante le peculiari convinzioni metodologiche, come esponenti di quel fronte critico che poneva il restauro al centro della riflessione sull’opera d’arte, e, dall’altra parte, da Pico Cellini, rappresentante di vertice di quella tradizione del restauro avvertita dagli accademici come più consentanea in quanto legata al fare artistico più che a speculazioni teoriche.
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