Rintracciare e ricostruire la varietà delle funzioni e significazioni che il motivo letterario e iconografico del demoniaco ha rivestito nelle culture occidentali è operazione assai ardua. Già solo a voler restare nell’alveo della filiera di demoni che si dipana a partire dalla tradizione giudaico-cristiana, l’evoluzione delle trasfigurazioni che hanno interessato la sua più diretta personificazione, l’Angelo Caduto, restituisce un percorso complesso, nel quale assumono importanza non secondaria aspetti testuali legati alla natura delle sue rappresentazioni. Da un lato, appare evidente la mobilità assiologica che soggiace all’attribuzione di valori spesso antinomici alle figure demoniache – basti pensare all’alternarsi di presentazioni del Diavolo ora come espressione del male radicale, ora come incarnazione dello spirito di rivolta romantico; dall’altro, altrettanto rilevante risulta l’aspetto discorsivo, legato agli interrogativi ideologici e culturali di cui Lucifero/Satana è stato veicolo, perfino nel clima di relativismo dell’Europa secolarizzata. Il prisma di tali riformulazioni, sempre giocate sul discrimine tra marginalità culturale e centralità simbolica, è l’oggetto di indagine di Paradisi perduti. Il demoniaco nelle culture occidentali che, in prospettiva interlinguistica e interdisciplinare, analizza il demoniaco, i suoi linguaggi e le sue figurazioni nelle lingue e letterature occidentali dalla tradizione biblica alla contemporaneità, per tracciare costanti e varianti di un motivo che ha fatto della metamorfosi la sua cifra e una matrice di continuità.

Paradisi perduti. Il demoniaco nelle culture occidentali

Piero Capelli
2020

Abstract

Rintracciare e ricostruire la varietà delle funzioni e significazioni che il motivo letterario e iconografico del demoniaco ha rivestito nelle culture occidentali è operazione assai ardua. Già solo a voler restare nell’alveo della filiera di demoni che si dipana a partire dalla tradizione giudaico-cristiana, l’evoluzione delle trasfigurazioni che hanno interessato la sua più diretta personificazione, l’Angelo Caduto, restituisce un percorso complesso, nel quale assumono importanza non secondaria aspetti testuali legati alla natura delle sue rappresentazioni. Da un lato, appare evidente la mobilità assiologica che soggiace all’attribuzione di valori spesso antinomici alle figure demoniache – basti pensare all’alternarsi di presentazioni del Diavolo ora come espressione del male radicale, ora come incarnazione dello spirito di rivolta romantico; dall’altro, altrettanto rilevante risulta l’aspetto discorsivo, legato agli interrogativi ideologici e culturali di cui Lucifero/Satana è stato veicolo, perfino nel clima di relativismo dell’Europa secolarizzata. Il prisma di tali riformulazioni, sempre giocate sul discrimine tra marginalità culturale e centralità simbolica, è l’oggetto di indagine di Paradisi perduti. Il demoniaco nelle culture occidentali che, in prospettiva interlinguistica e interdisciplinare, analizza il demoniaco, i suoi linguaggi e le sue figurazioni nelle lingue e letterature occidentali dalla tradizione biblica alla contemporaneità, per tracciare costanti e varianti di un motivo che ha fatto della metamorfosi la sua cifra e una matrice di continuità.
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