La crescita culturale intesa nelle sue molteplici dimensioni (arti, patrimonio culturale materiale e immateriale, forme di partecipazione e scambio intellettuale e sociale) è da tempo considerata un elemento centrale dei processi di sviluppo sociale ed economico. Questa centralità investe la politica culturale di responsabilità pubbliche che travalicano i risultati delle specifiche iniziative e istituzioni culturali coinvolte, ma si estendono sui territori e sulle società. Per rispondere a tali responsabilità si è avviata una stagione di studi dedicati a riconoscere e valutare le ricadute delle politiche culturali sugli ambienti circostanti, enfatizzandone gli impatti: la capacità di produrre esternalità di varia natura, gli indotti economici. Un miglior riconoscimento di tali risultati - migliore sul piano metodologico e della qualità dei dati - non potrà che avere positivi effetti sulle scelte allocative, non solo tutelando le politiche culturali dal dubbio di essere pleonastiche o sovrastrutturali, ma anche contribuendo alla selezione delle iniziative più adatte alle caratteristiche di ogni specifico territorio. Per tale ragione diventa rilevante il tema della valutazione dell’impatto territoriale e della misurabilità dei risultati come elemento strategico del processo di progettazione culturale. La cultura per la città non è solo un innegabile fattore di attrattività turistica e un’occasione di intrattenimento dei suoi residenti. Sempre più le manifestazioni culturali e artistiche che avvengono sul territorio vengono disegnate avendo in mente le possibili ricadute che esse determinano su un territorio generando un vantaggio competitivo locale. In questa logica, un festival è parte integrante dell’asse di sviluppo sociale di una specifica geografia. Il festival MITO SettembreMusica nasce con questo spirito di fondo: realizzare in una città come Milano, articolata in mille caratterizzazioni economiche e dispersiva nella sua ampiezza territoriale, un distretto musicale di produzione e di consumo, cercando di valorizzare il sistema di offerta in connessione con lo sviluppo del sapere postindustriale che in questi ultimi anni contraddistingue la città ambrosiana e, sfruttando le sinergie con Torino, contribuendo a progettare un evento di scala metropolitana, che, proprio per le sue dimensioni, può competere sul mercato globale dell’intrattenimento. Organizzare un festival in modo moderno vuol dire anche avere obiettivi concreti e quantificabili e una sensibilità all’accountability. Una sensibilità che porta a misurare e a monitorare se i denari privati e pubblici investiti nell’iniziativa sono stati spesi bene e se ci possono essere dei pronti riorientamenti per un raffinamento prospettico dell’evento nel futuro. Tutto ciò abbisogna di un rigoroso processo di valutazione, che accompagni la progettazione e lo svolgimento dell’iniziativa e di un atteggiamento professionale di chi la dirige, perché vuol dire sottoporsi ad una meno ambigua fase di accertamento della bontà delle decisioni prese. L‘indagine ha proprio questa filosofia: verificare se, in tempi particolarmente cupi per le finanze pubbliche e dove quindi gli investimenti economici devono essere indirizzati alle giuste priorità, un avvenimento musicale cittadino produca un impatto incisivo e cosa si può fare per migliorare, a cascata, le eventuali edizioni future. E’ un modo anche per capire, se la dotazione di denaro proveniente dal Comune di Milano per MiTo, che ha svolto anche la parte di garante per catalizzare rilevanti contributi dai soggetti privati, sia stata giustamente orientata al bene pubblico oppure se essa avrebbe potuto essere dirottata più convenientemente su altre nuove manifestazioni o su impieghi per spazi di offerta artistica e culturale già radicati nel contesto milanese.

L’impatto del Festival MITO SettembreMusica a Milano.Il profilo del pubblico e le ricadute sulla città.The impact of the MITO Festival SettembreMusica in Milan.Profile for the public and repercussions for the city

Nuccio Massimiliano;
2008

Abstract

La crescita culturale intesa nelle sue molteplici dimensioni (arti, patrimonio culturale materiale e immateriale, forme di partecipazione e scambio intellettuale e sociale) è da tempo considerata un elemento centrale dei processi di sviluppo sociale ed economico. Questa centralità investe la politica culturale di responsabilità pubbliche che travalicano i risultati delle specifiche iniziative e istituzioni culturali coinvolte, ma si estendono sui territori e sulle società. Per rispondere a tali responsabilità si è avviata una stagione di studi dedicati a riconoscere e valutare le ricadute delle politiche culturali sugli ambienti circostanti, enfatizzandone gli impatti: la capacità di produrre esternalità di varia natura, gli indotti economici. Un miglior riconoscimento di tali risultati - migliore sul piano metodologico e della qualità dei dati - non potrà che avere positivi effetti sulle scelte allocative, non solo tutelando le politiche culturali dal dubbio di essere pleonastiche o sovrastrutturali, ma anche contribuendo alla selezione delle iniziative più adatte alle caratteristiche di ogni specifico territorio. Per tale ragione diventa rilevante il tema della valutazione dell’impatto territoriale e della misurabilità dei risultati come elemento strategico del processo di progettazione culturale. La cultura per la città non è solo un innegabile fattore di attrattività turistica e un’occasione di intrattenimento dei suoi residenti. Sempre più le manifestazioni culturali e artistiche che avvengono sul territorio vengono disegnate avendo in mente le possibili ricadute che esse determinano su un territorio generando un vantaggio competitivo locale. In questa logica, un festival è parte integrante dell’asse di sviluppo sociale di una specifica geografia. Il festival MITO SettembreMusica nasce con questo spirito di fondo: realizzare in una città come Milano, articolata in mille caratterizzazioni economiche e dispersiva nella sua ampiezza territoriale, un distretto musicale di produzione e di consumo, cercando di valorizzare il sistema di offerta in connessione con lo sviluppo del sapere postindustriale che in questi ultimi anni contraddistingue la città ambrosiana e, sfruttando le sinergie con Torino, contribuendo a progettare un evento di scala metropolitana, che, proprio per le sue dimensioni, può competere sul mercato globale dell’intrattenimento. Organizzare un festival in modo moderno vuol dire anche avere obiettivi concreti e quantificabili e una sensibilità all’accountability. Una sensibilità che porta a misurare e a monitorare se i denari privati e pubblici investiti nell’iniziativa sono stati spesi bene e se ci possono essere dei pronti riorientamenti per un raffinamento prospettico dell’evento nel futuro. Tutto ciò abbisogna di un rigoroso processo di valutazione, che accompagni la progettazione e lo svolgimento dell’iniziativa e di un atteggiamento professionale di chi la dirige, perché vuol dire sottoporsi ad una meno ambigua fase di accertamento della bontà delle decisioni prese. L‘indagine ha proprio questa filosofia: verificare se, in tempi particolarmente cupi per le finanze pubbliche e dove quindi gli investimenti economici devono essere indirizzati alle giuste priorità, un avvenimento musicale cittadino produca un impatto incisivo e cosa si può fare per migliorare, a cascata, le eventuali edizioni future. E’ un modo anche per capire, se la dotazione di denaro proveniente dal Comune di Milano per MiTo, che ha svolto anche la parte di garante per catalizzare rilevanti contributi dai soggetti privati, sia stata giustamente orientata al bene pubblico oppure se essa avrebbe potuto essere dirottata più convenientemente su altre nuove manifestazioni o su impieghi per spazi di offerta artistica e culturale già radicati nel contesto milanese.
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