L'articolo indaga i presupposti e le ragioni della mistica pseudo-dionisiana. Normalmente considerata soprattutto come punto d'origine della mistica speculativa occidentale, slegata dal contesto liturgico, la mistica fu concepita in realtà da Dionigi come parte integrante della celebrazione liturgica controllata dalla gerarchia ecclesiastica. La concezione dionisiana dell' "estasi", in questo senso, è una spia decisiva: mentre gli autori cristiani precedenti (Origene, Gregorio di Nissa, Evagrio) l'avevano considerata negativamente e avevano mantenuto saldamente entro i confini del nous, dell'intelletto, lo sprofondamento della mente in Dio, Dionigi porta l'estasi mistica propriamente "fuori" dall'intelletto, la concepisce come un'uscita da esso. Si tratta di un movimento strategico: a partire dal tardo IV secolo, infatti, alcuni movimenti monastici avevano potenziato la concezione dell'intelletto fino a farne la sede dei "veri sacramenti" del rapporto con Dio, di cui quelli gestiti dalla gerarchia sarebbero soltanto un simbolo. Questa tendenza aveva raggiunto, ai tempi di Dionigi, il suo culmine nella figura di Stefano bar Sudaili, mistico siriaco dell'inizio del VI secolo. Per sottrarre all'intelletto questa forza potenzialmente anarchica, Dionigi gli sottrae il momento del contatto con Dio, riservandolo a un'estasi extranoetica che può aver luogo soltanto nel momento dell'eucaristia amministrata dal clero. In tal modo, l'intelletto, spossessato di sé, torna saldamente sotto il controllo della gerarchia.

Il nous e l’altare. La teologia mistica di Dionigi Areopagita al di là di Evagrio

Emiliano Fiori
2017-01-01

Abstract

L'articolo indaga i presupposti e le ragioni della mistica pseudo-dionisiana. Normalmente considerata soprattutto come punto d'origine della mistica speculativa occidentale, slegata dal contesto liturgico, la mistica fu concepita in realtà da Dionigi come parte integrante della celebrazione liturgica controllata dalla gerarchia ecclesiastica. La concezione dionisiana dell' "estasi", in questo senso, è una spia decisiva: mentre gli autori cristiani precedenti (Origene, Gregorio di Nissa, Evagrio) l'avevano considerata negativamente e avevano mantenuto saldamente entro i confini del nous, dell'intelletto, lo sprofondamento della mente in Dio, Dionigi porta l'estasi mistica propriamente "fuori" dall'intelletto, la concepisce come un'uscita da esso. Si tratta di un movimento strategico: a partire dal tardo IV secolo, infatti, alcuni movimenti monastici avevano potenziato la concezione dell'intelletto fino a farne la sede dei "veri sacramenti" del rapporto con Dio, di cui quelli gestiti dalla gerarchia sarebbero soltanto un simbolo. Questa tendenza aveva raggiunto, ai tempi di Dionigi, il suo culmine nella figura di Stefano bar Sudaili, mistico siriaco dell'inizio del VI secolo. Per sottrarre all'intelletto questa forza potenzialmente anarchica, Dionigi gli sottrae il momento del contatto con Dio, riservandolo a un'estasi extranoetica che può aver luogo soltanto nel momento dell'eucaristia amministrata dal clero. In tal modo, l'intelletto, spossessato di sé, torna saldamente sotto il controllo della gerarchia.
La mistica degli antichi e dei moderni,
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